Pensavate che avessimo mollato l'osso? Neanche per sogno, questa storia dei gasometri ci sta a cuore e abbiamo colto al volo l'occasione offertaci dal convegno Beni culturali e industriali della Liguria. Conoscenza e valorizzazione (domani, venerdì 20, a Palazzo Tursi dalle 9.00) per riprendere in mano la questione.
Riassumiamo. Il 20 settembre Regione, Provincia, Comune, Autorità Portuale e Società per Cornigliano, messi con le spalle al muro dalle difficoltà tecniche di un eventuale recupero, optano per l'abbattimento delle due grandi strutture di Cornigliano. Una decisione che, a noi anime candide, non è piaciuta: e l'abbiamo detto forte e chiaro in più di un'occasione. Ci ha pensato allora un intervento netto di Enrico Da Molo a sgombrare il campo da ogni illazione.
La battaglia è perduta, anche perché le nostre truppe sono arrivate che era già finita, ma offre ancora spunti di riflessione.
«È curioso che i gasometri non possano stare in piedi. Sta in piedi tutto, se lo vuoi. Quarant'anni fa gli egiziani hanno spostato un tempio intero [Abu Simbel, ndr] pezzo per pezzo...». Sceglie la cifra dell'ironia, giusto per scaldarsi, Maurizio Maggiani. Ma poi affonda: «quello che mi ha raccapricciato, in questa storia, è stata la totale mancanza di discussione».
L'analisi dello scrittore spezzino/genovese - vincitore dello Strega 2005 e cantore dell'epopea dei portuali con La regina disadorna - parte da un passato ancora vicino. «Il Ponente, Cornigliano soprattutto, è stato per due generazioni il centro delle speranze della nazione, la città dell'acciaio dove si è formata una classe dirigente di operai, imprenditori, tecnici. Una realtà complessa, quasi mitologica, che era il vanto di Genova». Poi il crollo. Improvviso e drammatico: «una grande sconfitta sociale, politica e psicologica».
Uno shock a cui non si è ancora riusciti a reagire. «Quando leggo delle manifestazioni contro la moschea, io vi vedo la depressione e l'avvilimento di una comunità che non sa che cazzo fare, se non prendersela coi musulmani».
Come ci si può riscattare? «Ci si riscatta trovando la forza in se stessi. E non la trovi di certo mettendo una pietra sul tuo passato. I gasometri sono stati il simbolo della sofferenza e dell'orgoglio: la gente di Cornigliano dovrebbe metterli sulle magliette! Pensateci: una delle immagini più affascinanti dell'identità genovese è il timpano neoclassico di Villa Bombrini con i gasometri dietro: c'è dentro tutta la complessità, che è anche la bellezza della città».
«Le due torri sono un emblema, sono il simbolo della sopravvivenza alle sconfitte. Abbatterle equivale a rimuoverne il ricordo, e con la rimozione non si costruisce. Poi magari vanno anche buttati giù», concede, «ma ci voleva una discussione». Una discussione che Maggiani è pronto a stimolare, anche di persona. «Quest'inverno voglio andare nel Ponente a tenere delle conferenze. Voglio prendere delle botte. Ma chiederò quale futuro pensano per i loro figli, in un territorio da cui i giovani scappano via a gambe levate».
Diverso il parere di Bruno Gabrielli, assessore all'Urbanistica e autore tra l'altro della Carta dei diritti delle città, per la conservazione e la costruzione delle identità urbane. «Tutto quello che può essere una memoria del grande passato industriale e che abbia valore architettonico deve essere conservato». Ma per quanto riguarda i gasometri allarga le braccia: «c'è davvero il rischio che collassino, la struttura è molto degradata ed esile, tutto il resto è lamierino».
Gabrielli mette in campo altri due motivi, uno politico e uno storico. «Sono stato a un'assemblea a Cornigliano dove a un tizio che ha sollevato l'ipotesi del mantenimento hanno quasi messo le mani addosso», racconta. «In realtà dove sorgono i gasometri c'era il parterre di Villa Durazzo che arrivava fino al mare. Dal punto di vista storico da ripristinare è piuttosto quello, ed è ciò che abbiamo in progetto di fare».
Anche Luca Borzani - da sempre favorevole alla conservazione delle due torri - è costretto ad accettare la situazione: «c'era in effetti un'ampia maggioranza contraria al mantenimento». E le difficoltà tecniche tagliano la testa al toro: «una bonifica di fatto cancellerebbe i gasometri così come sono, ma così come sono i gasometri hanno bisogno di una bonifica. Ad ogni modo i progettisti stanno lavorando ad un percorso che ne ricordi alcune caratteristiche».
All'orizzonte si prospetta un'altra battaglia, questa volta con esiti che si preannunciano positivi: quella per le ex Fonderie di Multedo (nel curvone di via Multedo di Pegli), attualmente proprietà privata. «Stiamo cercando di salvaguardarle», riconosce Gabrielli, «c'è un progetto per restaurarne i padiglioni a fini commerciali».
E mentre Borzani sottolinea come il Comune abbia già dimostrato di voler intervenire in casi come questi (si veda la Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente o l' a Voltri), noi lo stuzzichiamo sull'idea di creare un centro - se non un museo - dedicato al recente passato industriale della città. «Dobbiamo semmai valorizzare una grande ricchezza come l'Archivio Ansaldo, un caso unico fra tutte le realtà italiane», ci risponde. «Adesso che si è superata la prima fase di "quasi rimozione" del ricordo industriale, possiamo lavorarci sopra».
Ma l'ultimo rilancio è di Maurizio Maggiani. «Mi piacerebbe che si facesse un grande voodoo, fra un anno, per evocare i gasometri. Chiamando tre grandi, un musicista, un artista ed un filosofo, affinché facciano un esorcismo e trasformino Cornigliano in un punto di attrazione. La più grande manifestazione di creatività culturale della città, con la gente da mezza Europa che arriva e capisce cos'è stato. E ho un sogno, che il Ponente apra le case per accogliere migliaia di giovani... Dobbiamo inventarci qualcosa di promettente».