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I film segnalati in questa rubrica sono disponibili presso la Videoteca Videoforum di piazza della Vittoria 45r. Un vero e proprio antro delle meraviglie per l'appassionato genovese: quello che non trovate altrove, dal trash al cinema d'essai, lì c'è. Per info: 010 588648.
Tanto cinema indipendente americano di questi anni (cinema che io adoro, con buona pace di quelli che utilizzano con spregio l'etichetta "roba da Sundance"), va detto, gioca con gli specchi. Si rischia persino di fare confusione.
Tempo fa parlammo di una commedia deliziosa, scritta e diretta dallo
Zach Braff di
Scrubs:
La mia vita a Garden State. Racconta di un ragazzo che, dopo aver trovato scarsa fortuna come attore a Los Angeles (e assai maggior successo come cameriere), torna a casa per la morte della madre. Il rientro diventa percorso di risveglio emotivo, sentiero di fuga da una spessa coltre di insensibilità da psicofarmaci, occasione di saldo dei crediti paterni. Dulcis in fundo: l'amore.
Ora siamo finiti su
Lonesome Jim, regia seconda di
Steve Buscemi, girato in digitale con due soldi, impreziosito da un bel cast:
Casey Affleck,
Liv Tyler,
Mary Kay Place,
Mark Boone Junior. Con una trama che, se sostituisci "New York" a "Los Angeles" e "per la morte della madre" con "per problemi economici", puoi fare copia e incolla delle cinque righe qua sopra. Però, com'è come non è, la messa in scena funziona ancora a meraviglia. I duetti tra Jim (Affleck) e sua madre Sally (immensa la Place) sono realmente commoventi,
Liv Tyler è tanto bella che toglie il fiato (parliamoci chiaro: eterea e scevra d'anche un grammo d'aggressività, la Tyler porta per mano al cuore qualsiasi incrocio sentimentale), e lo script, che non cerca a tutti i costi né l'arguzia intellettuale né lo scarto comico-surreale (qui, forse, la maggior distonia con tanto cinema omologabile,
Garden State compreso), palesa un'onesta limpidissima.
Il DVD della 01 è scarnissimo, neanche un contenuto speciale e traccia italiana pessima, ma se vi piace questo cinema, provinciale, riflessivo, visceralmente ripiegato sui legami familiari, non potete lasciarlo sugli scaffali.
Passando a tutt'altri paesaggi. Volete vedere qualcosa di
veramente strano? Fatevi un giro su
www.play.com e accattatevi il nipponico
Uzumaki, favola horror del 2000 un bel po' delirante. In un quieto paesello di campagna si diffonde lenta e inesorabile
un'insana ossessione per tutto ciò che reca forma di spirale: gusci di lumaca, impronte digitali, scale a chiocciola e chi più ne ha più ne metta. Suicidi di massa, studenti che si trasformano in gasteropodi giganti, cieli neri che vomitano immense volute di nembi nerastri, e altre amenità. Ammirevolmente, ad appoggiare questa infornata di deliri su un impianto narrativo stabile e coerente, non ci si prova nemmeno. Lasciatevi andare al flusso di immagini, fatevi fagocitare pure voi (come i protagonisti del film) dal meccanismo visivo spiraliforme e ne trarrete soddisfazione. Occhio all'epilogo, con l'esibizione per fermi immagine della fine toccata alla sfortunata popolazione locale: inquieta parecchio.