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Come già detto molte volte,
il rugby ha una origine comune col calcio. Il nome deriva dalla cittadina inglese di Rugby, appunto, dove si iniziò a praticare uno sport seguendo particolari regole che portarono poi al gioco conosciuto oggi. Praticamente, dovremmo in realtà chiamare football anche questo sport, proprio come si diceva agli albori: Giochiamo a football seguendo le regole (del college) di Rugby.
In questo apparentemente complicato albero genealogico, leggiamo nomi diversi per la stessa disciplina e nomi uguali per sport assai diversi: denominazioni che variano in funzione della lingua usata, oppure in funzione della nazione in cui ci troviamo.
Quello che è il calcio per gli italiani, e che - in un certo senso - è probabilmente il primogenito, diventa
football nel Regno Unito e
soccer negli Stati Uniti. Qui poi, lo sport chiamato football (o - più familiarmente - gridiron, "graticola") è in realtà proprio una derivazione del rugby, che comunque viene praticato (la nazionale Usa è 14° nel ranking mondiale) e viene chiamato, lapalissiano, rugby.
Quindi, oltre al football americano, come viene chiamato qui da noi, esiste il
football australiano, chiamato anche
Aussie rules (regole australiane) nella sua patria. Ma alcuni dicono che non ci sono regole, in realtà: è solo una
enorme mischia generalizzata. Le origini forse sono sempre quelle e così è per il
football gaelico, che si gioca praticamente solo in Irlanda. Non vi paiano stranezze: da noi, il
calcio fiorentino è ancora in vita e non è uno sport praticato ovunque.
Ci sono, quindi, diverse categorie di rugby.
Il più conosciuto, diffuso, forse il più spettacolare e certamente quello che si gioca in paradiso, è il
Rugby Union, giocato da squadre di 15 giocatori.
Rapida notazione, la federazione inglese si chiama
Rugby Football Union.
Poi abbiamo il
Rugby League, con squadre di
tredici giocatori (mancano i flankers, sostanzialmente), molto diffuso in Australia, dove fa spietata concorrenza al rugby union e all'aussie rules. Si tratta di uno sport esplicitamente professionistico, e forse proprio questa caratteristica - che lo ha generato - lo differenzia maggiormente dal fratello più anziano.
Quindi, arriviamo al
Rugby Seven. In questa categoria, si affrontano due squadre di
sette giocatori, tre
forwards e quattro
backs, in partite di due tempi da venti minuti ognuno e con regolamento praticamente uguale al rugby union.
Il particolare sconvolgente è la dimensione del campo: nel calcio a sette o a cinque il terreno di gioco è più piccolo di quello da undici, qui invece si gioca su quello del rugby a quindici.
Infine segnaliamo il
beach-rugby, due tempi da dieci minuti, cinque contro cinque su un campo di sabbia, stavolta fortunatamente di dimensioni ridotte.
Il beach rugby è praticato, rimaniamo nel campo dell'ovvio, soprattutto in estate, nell'emisfero settentrionale.
Tra luglio e settembre, l'attività è maggiore al di sotto dell'Equatore: campionati argentini, sudafricani, australiani. E la
Tri-Nations Cup, torneo che si disputa fra le nazionali di Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda, ha visto in questa stagione il
dominio completo degli All Blacks: una striscia di cinque vittorie e una sconfitta, nell'ultimo incontro (un 21 a 20 per il Sud Africa arrivato a tre minuti dalla fine della partita e del torneo). Comunque un record di quindici vittorie consecutive, fra tornei e test-match per i neozelandesi, una performance che sancisce ulteriormente la prima posizione dei Kiwis nella graduatoria mondiale, a un anno dall'inizio dei campionati del mondo,
Francia 2007.
Recentemente c'è stata un po' di
polemica, proprio nei confronti della Francia. Pare che i galletti, secondi in classifica, non abbiano intenzione di mandare in tournée in Nuova Zelanda, il prossimo giugno, la squadra titolare, ma di utilizzare i rincalzi, le seconde scelte, per tenere a riposo il "Quindici" migliore in vista della coppa del mondo. Il presidente della federazione neozelandese ha espresso chiaramente il suo disappunto, dichiarando in sostanza che così facendo
si tradisce lo spirito del rugby, e che la federazione mondiale, l'
International Rugby Board, dovrebbe intervenire in qualche modo. Purtroppo, queste sono le conseguenze del professionismo esasperato e dell'influsso delle TV, sempre alla ricerca di eventi straordinari da offrire agli spettatori.