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Crazy...?

 
Da Milano a Genova in giro per Agenzie di Lavoro. Con due figli a casa. Un vero calvario, fra CV e latinos. Non si salva nemmeno mentelocale
 
   

     
Genova, 21 settembre 2006
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di Arianna Tessari
   
Aperto / chiuso
© foto: CollegeHumor.com
Ah ah ah ah ahhhh... mi risuona la risata "grassa" di Gnarls Barkley che intona Crazy.
Carino il motivetto, che mi sembra la colonna sonora perfetta per questa giornata all'insegna della ricerca di un lavoro. Più azzeccato ancora è il ripetersi del "crazy", per quelle milleeduecentovolte in trenta secondi.
Pazza sono, cavolo!
Mamma.
Due figli, che insieme non fanno cinque anni.
Job finder.
Dulcis in fundo, Genova.
Cinque elementi che stonano più di... Shere Khan e Mowgly. Più della candeggina in un bucato di soli colorati. Più dei miei due "tappi" che si dividono un gioco in silenzio! Praticamente impossibile.

Mi hanno spiegato che le Agenzie Interinali funzionano alla grande. Che le Società di Selezione, quelle classiche, le head hunter, praticamente non esistono più. Che il lavoro c'è ma è sommerso. Che occorre far funzionare il tam tam delle conoscenze. Che le grandi aziende qui a Genova comunque sono numericamente irrisorie.
Wow, le emozioni aumentano.
Trovare lavoro a Genova deve essere come vincere al totocalcio un bel po' di euro!

Ma io, che cavolo, ho da far valere la mia esperienza milanese, che a Milan sono sì bauscia ma non c'è di storia. Eppoi le mie esperienze su e giù per l'Italia, varranno qualcosina! Certo allora ero thin and tall. Chè conta, perbacco! A parte la personalità, le lauree, l'appeal, la motivazione, anche l'occhio rivendica la sua parte. Tutta bella e in tiro e in noir più dei Matrix. Ed oggi mi chiedo come sia possibile che mi sia accorciata, e "incessita" a tal punto.
Sono ottimista, nonostante tutto, e mi appropinquo alla prima Agenzia a cuor leggero e certa che prima o poi un part-time piccolino, senza grosse pretesucce, per conciliare la mammite che mi ha preso nel bel mezzo della carriera e la mia brama, sopita per un po', di lavorite, lo troverò, ordunque, anch'io.

Sono in coda e mi guardo attorno, con ‘sto sacco di gente che affolla la reception. Le tipette secche ti allungano il modulo d'iscrizione alla velocità supersonica del rapido Milano-Roma. Prima di me c'è la sorellastra di Pocahontas, più nana, e cicciona, però. È ecuadoregna, anche questa. Come la tata di Alice, l'amichetta del mio primo tappo, abbandonata improvvisamente per un ritorno inaspettato nella natia terra. Come Gabriel che ritardando i lavori di ristrutturazione della casa, mi ha fatto venire le doglie con un mese di anticipo e partorire così il secondo tappo, nel bel mezzo di un trasloco. Un'invasione. E adesso che è morta la Fallaci, avrei voglia di prenderne il posto. Senza infoiarmi però con quel mare di gente che sono i mussulmani. Io potrei limitarmi ai soli discendenti dei Maja. Gli ecuadoregni.
Dopo di me una bielorussa. Arriva il mio turno.
Consegno il modulo perfettamente compilato, il Si Vi, (C.V.). «Vuole la lettera di accompagnamento?», domando compita. «No, non è necessaria: Grazie e buongiorno», mi risponde. Non oso obiettare. Mi allontano con in testa ancora il motivetto di Crazy e milleduecento domande, del tipo, come faranno a capire senza colloquio di approfondimento qualcosa, questi interinali del caso? Perché a Genova, in centro, non c'è parcheggio neppure per lo scooter? Che cosa posso preparare da mangiare ai figli affamati?

Mantenuta un po' di lucidità, nella nebulosa nella quale mi trovo, intravedo un'altra agenzia interinale dinnanzi a me. Ci entro, curiosa. Anche qui un'ecuadoregna, che non parla un acca di italiano. Non c'è la bielorussa. Ma una quarantenne affilata, e infighita da morire. Con una voce da uomo spiega che alla sua età non può mettersi a fare qualsiasi cosa. "C'è giusto un posticino di segretaria di direzione", dice, ma i congiuntivi bisticciano e i condizionali si sprecano.
«Quel posto deve essere mio», ripeto tra me, stupendomi della velocità con la quale sono entrata nel meccanismo. Allontanatasi l'albarina stanca di Lido, mi propongo. «Ma è richiesta esperienza nel ruolo!», mi dice secca la cosetta di fronte a me.
«L'hai letto il mio cazzo di si vi», le vorrei dire. «Lo capisci che per i tuoi committenti potrei essere una Ferrari al prezzo di una cinquecento?». Non lo faccio però, ché con le maternità ho aggiunto taglie ma ho perso sicurezza e la battuta pronta, tagliente che l'avrebbe flashata lì sulla poltrona di pelle, a guardare solo il foglio dinnanzi a sé, mai neppure ad osservarmi negli occhi.

Non ancora sazia mi catapulto in un'altra agenzia. Questa volta l'addetta presta attenzione al modulo compilato, al c.v., alla lettera. Poi mi guarda e fa: «Certo due figli. Un peccato. Bel C.V. Non sarà facile». Infine l'immancabile, «ci risentiamo nel caso esca fuori qualcosa».
Carina la chiosa per tutti!

AH AH AH... CRAZY... AH AH AH
Forse è meglio soprassedere per un po'.

Mi sovviene che curiosando su Mentelocale.it ho letto dell'"Agente locale". Sembrerebbe una sorta di collaborazione o giù di lì che bene si sposerebbe con la smania di scrivere che m'ha preso da un po' di tempo a questa parte. Sul sito, ricordo, è incentivato l'invito all'incontro con la redazione. Mi pare interessante!
Eppoi sono già al Palazzo Ducale. Eppoi trovo il sito geniale, semplice e completo, "così poco genovese", che mi sembra fantastico di poter incontrare una redazione di eclettici, entusiasti, internazionali e periferici insieme, che amano Genova e fors'anche la odiano, un pochino. Come me. Eppoi l'ho imparato dai bresciani, che tramutano in quattrini tutto ciò che toccano, il business si cela anche nell'inaspettato. Chissà che... dunque.
L'accoglienza è garbata, gentile, a modo. Sorpresa, però. Come fossi l'unica ad aver colto l'invito. A pensarci, non c'è da stupirsi. Sarebbe molto "genovese, tutto ciò. Mi sento come Nemo in balia della pescicida Darla.
Per spiegare la mia presenza, che mi pareva, un secondo fa, ovvia, introduco quella cosa dell'Agente Locale che ho letto. Un tipo, quello, sul sito, fotografato mezzo ubriaco in giro per il mondo, mi dice che è storia vecchia, di quando il sito è nato. Ora sono ancora più intontita di prima.

Anche tutto ciò è molto "genovese". Che stride con il sito che ho definito "così poco genovese".
Quanto cazzo ci vuole per cancellare una cosa nata un bel po' di tempo fa? Così magari evitavo una figura di merda! Scusate le licenze... ma, sono certa, mi perdonerete. Dopo tutto ho il sorriso piantato che sembro anche ebete. Poi sono mamma e casalinga. Sinonimo di isterica. In più sono in cerca di lavoro. Miscela esplosiva.
Ciao, Ciao. Arianna. Presente?
 
 
 
 
 
 
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