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Spettacoli
Gianni Amelio al cinema Sivori
Gianni Amelio al cinema Sivori
 

Gianni Amelio: dalla Cina all'Argentina

 
Il regista ha presentato al Sivori La stella che non c'č. E ci ha svelato i suoi progetti futuri. Che lo porteranno nell'America meridionale
 
   

     
Genova, 20 settembre 2006
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
Gianni Amelio, ospite a Genova della cineteca Sivori, si è fatto attendere all'appuntamento con i giornalisti: in salita Santa Caterina ha infatti incontrato un fan che lo ha fermato per fargli i complimenti per il suo film, La stella che non c'è, una delle pellicole protagoniste delle recenti giornate veneziane. E Amelio ha pensato bene di invitarlo a bere qualcosa con lui.

«Grazie a questo film ho scoperto il popolo cinese, che rappresenta la parte migliore della Cina». Così ha commentato il regista raccontando la sua esperienza sul set. «Ne La stella che non c'è ho voluto raccontare la storia di un eroe che porta con sé il valore della dignità».
Una delegazione cinese arriva in Italia per rilevare un grande impianto da un'acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà - interpretato da Sergio Castellitto - manutentore specializzato nei controlli delle macchine, è convinto che l'altoforno in vendita non sia in buone condizioni e vuole trovare il guasto perché non succedano, come già accaduto, incidenti gravi agli operai che dovranno manovrarlo.
Vincenzo scopre il difetto dell'impianto quando però i cinesi sono già ripartiti con tutto il carico per il loro paese. Senza pensarci due volte, Buonavolontà vola a Shanghai per consegnare di persona la centralina idraulica modificata. Ha inizio così un viaggio che porterà Vincenzo a conoscere la Cina in tutti i suoi aspetti: da quella super tecnologica e a quella poverissima. Ad accompagnarlo è Liu Hua - Tai Ling, alla sua prima esperienza cinematografica - una ragazza poco più che ventenne studentessa di italiano e guida volenterosa quanto inesperta.
Dalla via del Fiume Azzurro alla Mongolia meridionale, passando per Shanghai: il viaggio di Vincenzo è anche dentro sé stesso, alla scoperta del proprio carattere, delle priorità e dell'amore.

«Castellitto è stato un compagno di viaggio straordinario e Tai Ling una vera scoperta. L'ho conosciuta in Italia, in un'Università, nel corso dei provini per trovare la protagonista del film. Lei si trovava nel nostro paese per studiare la lingua. In Cina l'italiano è considerato una lingua minore, riservata a chi esce dal liceo con un voto troppo basso per poter studiare l'inglese...».
Una "ragazza della porta accanto", insomma. «E sono proprio le donne ad apprezzare maggiormente questo film, che descrive la tenerezza di un rapporto d'amore che sta iniziando e la fase di scoperta dell'altro».
Il personaggio che Castellitto interpreta con ironia e tenerezza è tanto struggente quanto misterioso: «volutamente non ho raccontato niente del suo passato. Si intuisce che Vincenzo non ha legami importanti alle spalle e che ha deciso di tagliare i ponti con il proprio passato. Il nuovo incontro-scontro con Liu Hua lo scuote profondamente».

Anche il sentimento che sta nascendo tra i due protagonisti si intuisce appena: «trovo che le scene d'amore non siano mai vere», ha spiega infatti Amelio, «le trovo anzi imbarazzanti. In un abbraccio, invece, c'è più verità».
Ma come viene accolto un regista italiano in un paese come la Cina? «Qualche problema ovviamente c'è stato. Lì la "censura" si chiama "controllo". D'altra parte anche in Italia le sceneggiature sono controllate: tutto il mondo è paese! Per i cinesi l'importante è che il paese ci faccia una bella figura. Gli unici impedimenti? Non ho potuto riprendere un corteo di protesta contro l'inquinamento - la Cina, infatti, è uno dei paesi più inquinati del mondo - e ho dovuto ingentilire i modi di una poliziotta cinese che perquisiva il protagonista. Ma in Albania, dove ho girato Lamerica, ho avuto molti più problemi».

Due parole anche sul cinema cinese, che oggi è tanto apprezzato in Europa: «in Cina c'è una grande tradizione cinematografica. Molti giovani registi realizzano film indipendenti e spesso vengono aiutati dall'occidente». Gli occhi di Gianni Amelio si illuminano quando parla del proprio lavoro: «il cinema è la mia passione e il mio privilegio: mi pagano per dirigere un film, ma se non mi pagassero lo farei ugualmente! Alla carriera non ci penso: faccio i film perché ci credo. La vita va avanti anche dopo un insuccesso, anche se il successo dona la libertà».
Parte de La stella che non c'è è stata girata all'Ilva di Genova: il capoluogo ligure fa parte dei progetti futuri di Amelio? «Genova è una città fotogenica e ricca di storia. Certamente tornerò qui, magari per dirigere uno spettacolo del Carlo Felice, un teatro all'avanguardia da almeno 15 anni, che offre la possibilità di realizzare scenografie elaborate».

Il 9 ottobre Gianni Amelio volerà in Argentina, «dove girerò il mio prossimo film», ha rivelato. «Le mie origini sono argentine, e gran parte della mia famiglia oggi vive ancora lì. Dunque descriverò una realtà che conosco molto bene. Racconterò la storia d'amore tra una ragazza di 18 anni e un uomo che di anni ne ha 40». Amelio è ancora alla ricerca dei protagonisti: «ancora una volta cercherò la protagonista femminile nelle università». E noi restiamo in attesa.
 
 
 
 
 
 
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