Sono passati tre mesi dalla Dichiarazione di Genova, il patto firmato da varie organizzazioni giovanili di latinos che ha aperto uno spiraglio di pace e collaborazione dove prima di vedeva solo un violento muro contro muro. «Dal 18 giugno, giorno in cui è stato siglato l'accordo, non un solo atto di violenza è stato registrato da parte nostra», dicono i rappresentanti delle organizzazioni Latin Kings e Neta, Ken e Gonzalo. Lunedì 18 settembre, in concomitanza con un convegno internazionale sul tema dell'immigrazione, il progetto è stato presentato al Ministro delle Politiche Sociali Paolo Ferrero presso il Teatro degli Zingari della Comunità di San Benedetto al Porto. «Smettere di frasi la guerra è la cosa più difficile. Per questo vi ringrazio», sono state le prime parole di Ferrero.
Ken e Gonzalo, e come loro tanti altri, sono ragazzi molto giovani, eppure già adulti: «La strada è la nostra prima casa - dicono - ma ora vogliamo un futuro migliore per noi e per le generazioni future». Chiedono un'opportunità, la possibilità di un avvenire. Hanno ammesso i propri errori, ed hanno pagato. «Quando avevamo già avviato i contatti - dice Luca Queirolo, che con il supporto dell'Università ha ideato il progetto culminato nella Dichiarazione - c'è stata una retata. Hanno arrestato una trentina di ragazzi». Alcuni sono all'incontro, usciti grazie all'indulto. Quando chiedi a Ken, poco più che ventenne, il momento più difficile, dice: «È stata dura entrare in galera».
Per capire chi e cosa rappresentano queste formazioni bisogna andare a vedere dove nascono. «L'Associazione Neta nasce per volontà di alcuni carcerati in un penitenziario di Portorico per difendersi dai soprusi dei secondini», dice Gonzalo, ventisei anni, da quindici in Italia. I Latin Kings, invece, iniziano a prendere forma a Chicago (Usa) intorno agli anni Cinquanta. Un leader della mazione, così viene definito il gruppo, dice: «la cosa che ci univa era la povertà».
Povertà e disagio sociale, che presto diventa degrado se questi fenomeni sono circondati dall'indifferenza. Non a caso i ragazzi intervenuti a chiedono a Ferrero che vengano rispettati i propri diritti. «Non siamo criminali - dicono sia Ken che Gonzalo - anche se spesso ci hanno descritto così. Noi vogliamo dimostrare quanto possiamo fare per la società in cui viviamo, ma incontriamo mille difficoltà per ottenere il permesso di soggiorno e un lavoro dignitoso». A queste dichiarazioni il Ministro risponde che: «è necessario lottare, come successe ai nostri connazionali circa un secolo fa, per condizioni di lavoro decenti, per la casa, per i diritti. Noi lavoreremo in questa direzione».
Nel frattempo, con l'aiuto del Centro Sociale Zapata, i ragazzi hanno iniziato a vedersi e organizzare eventi insieme. Questo non vuol dire che siano finiti i problemi come per incanto. Esistono altre bande, in alcuni casi continuano pratiche illecite di vario tipo. Ma Latin e Neta sentono di aver dato un esempio: «molti altri si stanno avvicinando alle nostre attività», dice Gonzalo. Che consiglio darebbe Ken a un suo fratello? «Stare lontano da droga e alcol, ti fanno perdere la testa».
«Per arrivare a questo punto - dice Luca Queirolo - abbiamo percorso strade impossibili», ma i primi risultati sono arrivati: «penso che Genova possa raccontare al resto del mondo un'esperienza di successo».
Più difficile il confronto con i media. Se Queirolo afferma diplomaticamente che: «venivamo da due anni di pessimismo mediatico». Gonzalo e Douglas, un altro componente dei Neta, incalzano: «Molte delle cose che ci hanno attribuito non sono vere. E nessun giornale si è fatto vivo per capire chi siamo da quando sono finiti gli episodi di violenza».
Genova ha preso spunto da un progetto simile avviato a Barcellona, successivamente anche città come Quito e Madrid si sono mosse nella stessa direzione. «Presto partiranno nuove iniziative anche all'interno della scuola e speriamo che non ci si fermi a livello locale, ma che questi sforzi possano trovare sfogo anche i livello nazionale», dice Luca Borzani.