La compagnìa delle idee di mentelocale.it si arricchisce di giorno in giorno. Oggi vi presentiamo l'ultimo acquisto: si chiama Luca Mazzari, è architetto e designer, insegna Design e comunicazione presso la Facoltà di Architettura di Genova, lavora insieme alla moglie Liliana Leone nello Studio Archifax.
Molto attento al mondo dei media (per forza, direte, insegna comunicazione...), ha capito da tempo l'importanza di internet. Parte da qui la strada che arriva fino a mentelocale.it. Terrà una rubrica per la nostra sezione Casa & Design, dal titolo Il cannocchiale rovesciato. L'appuntamento è per mercoledì una volta ogni quindici giorni. Oggi vi presentiamo l'autore, che è venuto a trovarci nel nostro covo.
Allora Luca, iniziamo dal tuo lavoro e dalla città in cui vivi?
«La mia vita professionale è stata profondamente influenzata da un professore che ho avuto all'Università: Giancarlo De Carlo, una persona straordinaria. Una quindicina di anni fa mi disse: "senti, ma tu cosa fai per la tua città?". La frase mi colpì molto, da allora per me è diventato fondamentale fare qualcosa a Genova. Una città fantastica, è un privilegio abitarci e, in cambio, sento di dover fare qualcosa per lei».
Come si traduce tutto ciò in concreto?
«Lo Studio Archifax sorge nella ex sede della Galleria La Polena, una delle più importanti gallerie d'arte contemporanea d'Europa: cerchiamo di mantenere la tradizione del posto organizzando mostre d'arte, di design e di architettura. Collaboro con la rivista Gud (Genova Università e Design), ho partecipato alla creazione dei Magazzini del Design e alla trasmissione Abitare su Telenord. Insomma, quando si presenta l'occasione di fare qualcosa non mi tiro certo indietro».
Quando nasce il tuo amore per l'architettura e per il design?
«Inizia tutto dalla passione per il disegno, quando ero piccolo e vedevo mio padre, Corrado, che dipingeva in casa. L'architettura è venuta dopo, è un lavoro di grande responsabilità nei confronti della società».
Ti occupi più di architettura o di design?
«In studio progettiamo soprattutto oggetti di arredo domestico. Di recente abbiamo vinto un concorso per una lampada che utilizza tecnologia led. Ma non facciamo solo quello: sempre poco tempo fa siamo arrivati secondi a una gara per la riqualificazione di piazza Pecile a Roma».
Quale aspetto del tuo lavoro ti affascina di più?
«Senza dubbio la fase progettuale, quella di creazione dell'idea».
Sei concittadino di Renzo Piano, considerato l'architetto più bravo del mondo. Lo conosci? Com'è?
«Ho lavorato con lui per qualche mese e sono molto amico di suo nipote Daniele, che ora è socio dello studio di Vesima. Ha una incredibile energia, che trasmette agli altri sotto forma di passione per il lavoro. Piano non ha mai insegnato all'università, ma ha forgiato intere generazioni di architetti».
Qualche aneddoto?
«Quando ancora Piano aveva lo studio a Pegli, Daniele ed io andavamo a rubare nella spazzatura i modelli di cartone che buttava via. Lui ha una vera passione per i modellini».
Ora lavori con tua moglie
«Sì, Liliana è una professionista molto raffinata. Ha una capacità incredibile: non sottosta a nessun tipo di compromesso intellettuale. La sua presenza fa bene a me e soprattutto allo Studio».
Cos'è per te l'architettura?
«Una celebre frase di Ernesto Rogers dice: l'architetto progetta dal cucchiaio alla città. In qualche modo è vero, ma senza gerarchie di valore. Noi creiamo fatti che determinano la nostra vita a livelli diversi».
Di cosa parlerai nella rubrica su mentelocale.it?
«Cercherò di trattare argomenti diversi: prodotti e opere, dalle cose più frivole a quelle molto serie. Inizio con un intervento sulla , che si svolge in questi giorni. Ma scriverò anche di lampade e cabine armadio».