La Festa dell'Unità dedica il tardo pomeriggio di domenica 10 settembre all'hip hop genovese. Non è solo un'introduzione al concerto di Mondomarcio, che salirà sul palco in serata, ma il punto di arrivo di un progetto portato avanti dai b-boy genovesi in collaborazione con Arci e il Let (Laboratori Educativi Territoriali) della Valbisagno. Alle nove parte il primo contest di breakdance in città: tanti ragazzi giovani, tanti berretti messi di traverso, piroette come se piovesse.
Pochi minuti prima Nemo - che noi abbiamo conosciuto come Michele Vaccari - e Shai avevano spiegato la filosofia hip hop, in occasione dell'incontro La parola alla strada. La cultura hip hop e i ragazzi genovesi.
«Noi stiamo in strada, quello è il nostro posto. Se qualcuno vi dice che l'hip hop si impara in palestra non gli credete», dice Giacomo Manca aka Shai, dieci anni di ballo alle spalle.
«L'hip hop è una cultura - dice ancora Shai - uno stile di vita, un modo di vedere le cose, un filtro con cui guardare la realtà». Prosegue Nemo: «Il nostro è un popolo senza etnie, un movimento apolitico ed areligioso che si estende ad ogni angolo del mondo».
In quanto cultura l'hip ha i suoi principi, i suoi valori, i suoi miti. Pace, dialogo, confronto e discussione si intrecciano, nelle loro parole, con la rabbia di chi cresce in una società spietata.
Quali sono i loro punti di riferimento? I rappers in prima fila, a partire dai Run DMC - band capostipite del rap americano - per arrivare al Wu-Tang Clan, collettivo di formatosi una quidicina di anni fa a New York, o i Sugar Hill Gang. E poi Spyke Lee: chi ha visto Fà la cosa giusta forse ha un'idea più chiara di cosa sia la "cultura della strada".
Ai b-boy non interessa poi tanto comunicare quello che fanno o uscire dal loro habitat: «portare l'hip hop fuori dalla strada è come suonare musica da camera ad un incrocio, non c'entra nulla», dice Nemo. Tant'è, a questa prima gara di ballo, partecipano uan quarantina di ragazzi. Mica male.
Dove si trovano? «Ci siamo visti per molto tempo ai Giardini Govi, poi davanti al Libraccio, ora in piazza della Vittoria».
Per capire veramente cosa fa un b-boy bisogna andare lì, ad un dibattito se ne può solo parlare.