Genova. Per il quinto anno consecutivo il
CSPI (Centro Studi per il Progressive Italiano), coordinato da
Riccardo Storti, promuove la rassegna
Impressioni di settembre -
il 2 e il 3 settembre 2006 - negli spazi dell'
Associazione Nonsolomorego (via Morego 48, 010 710670).
Due giorni per celebrare il presente e la storia del prog italiano.
Sabato 2, infatti, si esibisce il gruppo
Garamond, band giovane ma già apprezzata dalla critica e vincitrice del concorso
Omaggio a Demetrio Stratos, che si svolge tutti gli anni a Cento (FE).
Domenica 3 alle 21.00 la festa è per il trentennale del gruppo
Picchio Dal Pozzo. «La band di Aldo De Scalzi ha rappresentato una delle esperienze musicali più alternative degli anni Settanta in Italia - dice Riccardo Storti - mischiando il rock di Canterbury con influenze zappiane: un
unicum nel nostro territorio».
Non sarà un vero e proprio concerto, ma una festa di compleanno cui partecipa la
line up originale del gruppo, con proiezioni dal video di
Pic Nic @ Val dal Pozzo, pubblicato nel 2004. «Per questo lavoro hanno rispolverato i nastri della loro collaborazione con Demetrio Stratos», continua Storti.
Riccardo - già l'autore di
Codice Zena, un libro che ricostruisce la scena Prog del territorio ligure - sta per pubblicare un altro volume, questa volta su Mozart.
Dopo il primo lustro, che bilancio fai di
Impressioni di settembre? «La cosa bella è che non c'è stata un'edizione uguale all'altra. Essendo un terreno piuttosto vergine, dobbiamo inventarci tutti gli anni. Il 2006 non poteva che riportarci al 1976, anno di formazione di
Picchio dal Pozzo».
E l'anno prossimo che anniversario ricorre? «Mah, vedremo. Il 1977 in realtà ha presentato un encefalogramma quasi piatto dal punto di vista del prog. Meglio andare un po' indietro, al '72, una grande annata: sono di quel periodo sia
Storia di un minuto della
PFM che il primo album del
Bando del Mutuo Soccorso. Potremmo celebrarne i trentacinque anni».
Il
CSPI intanto prosegue nella sua opera di ricostruzione della storia prog, curando e sostenendo anche le realtà contemporanee. Come fate?
«Abbiamo alcuni database che aggiorniamo continuamente. A volte riscopriamo gruppi totalmente dimenticati dal grande pubblico, come i
Pholas Dactilus, che abbiamo contattato grazie ad un un incontro casuale. La nostra rivista
ContrAppunti ci serve per fare il punto della situazione, ogni tre mesi, sul lavoro che svolgiamo. Ma capita anche di fare il colpaccio, come la recente intervista a
Emerson e Palmer. Devo anche dire che i nostri incontri sono sempre molto frequentati: la gente ha voglia di sentire e parlare di musica, una tradizione poco presente in Italia ma consolidata in molti altri paesi».
Dove volete arrivare?
«C'è un progetto preciso: quello di ricostruire il panorama del Progressive Italiano. Ma andiamo avanti per micro obiettivi: questa attività occupa molta parte del nostro tempo libero, e ci dobbiamo autofinanziare. Comunque, i nostri studi vanno oltre la passione musicale: molti ci hanno contattato per aiutarli a fare la tesi di laurea. Ovviamente lo abbiamo fatto».