|
Forse perché l'arte è un'utopia. L'Istituto delle Utopie e delle Merci (I.U.M.) vuole sottolinearlo nella denominazione. Pur credendo nell'arte.
L'associazione culturale non profit è stata costituita a Genova nell'aprile del 1999. Soci fondatori sono Paolo Minetti (Presidente), giornalista d'arte ed ex gallerista (Galleria Forma); Vittorio Dapelo (Vice Presidente), ex gallerista (Galleria Locus Solus); Carla Clivio, fondatrice della casa editrice Costa & Nolan; Egidio Marzona e Maurizio Rolando, collezionisti.
Il loro progetto è ambizioso: vorrebbero fondare nel Porto Antico un "Cantiere d'arte contemporanea".
Paolo Minetti, tu sei il Presidente dello I.U.M.: il vostro progetto è un'utopia, come sembra indicare il nome che porta?
Spero proprio di no. Sembrerebbero più utopici i tempi per la realizzazione e il ripristino degli spazi espositivi nel quartiere Caffa in Darsena, che dovrebbero essere pronti entro il 2003. Per aprire l'anno successivo, quando Genova sarà "capitale europea della cultura".
Di che spazi parli esattamente?
Dell'antica darsena ottocentesca, dove insieme al Museo del Mare (edificio Galata) e alla Casa della Musica (edificio Metellino), dovrebbe nascere una Casa dell'arte contemporanea (edificio Caffa). Siamo nella zona adiacente a Ponte Parodi, ad aree recuperate anche per attività universitarie, come la Facoltà di Economia e quella di Ingegneria.
Che finalità vi proponete?
La messa in scena della contemporaneità, delle arti soprattutto visive, con l'obiettivo di informare visitatori italiani e stranieri sul panorama internazionale. L'attività espositiva dovrebbe essere stimolante, tempestiva e veloce, in modo da portare a Genova "in diretta" eventi e artisti legati alle espressioni più significative della contemporaneità.
Un vero e proprio "cantiere"?
Sì: la Casa dell'arte deve creare le condizioni necessarie a progetti d'arte totali, attraverso l'uso delle più recenti tecnologie e il coinvolgimento di tutti i linguaggi della creatività. Agli artisti ci si deve avvicinare anche attraverso l'attività didattica.
Vi sostituirete a Villa Croce?
Più che altro desideriamo colmare un vuoto, dato da spazi espositivi insufficienti, mancanza di programmi e di ricerche propositive, insufficienti risorse economiche, incapacità manageriali. I beni culturali, oggi, sono valori insostituibili di accrescimento socio-culturale.
Parlami delle cifre in gioco.
Occorrono circa 40 miliardi per ripristinare la zona dei due edifici "gemelli", Metellino e Caffa, divisi da una galleria di inizio '900 (nella foto). Per l'arte avremo a disposizione 1.500-2.000 mq., probabilmente al quarto piano, ancora da rialzare. I piani inferiori ospiteranno negozi, atelier e attività attinenti l'arte, l'artigianato, il design, in linea con quanto avviene in altri Paesi europei.
In nome di una sinergia tra pubblico e privato?
Oltre ai 5 soci fondatori, vorremmo raccogliere altri 100 appassionati soci promotori, che sottoscrivano una quota di partecipazione. Questo rappresenta comunque un investimento, che permetterà l'acquisto, ad esempio, di cataloghi e multipli d'artista o la partecipazione a manifestazioni organizzate dalla Casa dell'arte. L'Amministrazione Pubblica, d'altra parte, ha già accolto il progetto di fattibilità. Gli sponsor renderanno concreta l'idea.
A quali modelli vi siete ispirati?
Uno dei fondatori dello I.U.M., Egidio Marzona, collezionista specializzato in Arte Povera, Minimale, Concettuale, è tedesco e fa parte anche del Consiglio del PS1 e del MOMA di New York. Gli stessi Harald Szeeman, curatore svizzero di origine ungherese, e Alama Heiss, vice direttrice del MOMA, sono stati invitati dal Sindaco di Genova a visitare gli spazi per il futuro museo. Sono stati colpiti dalla bellezza del contesto, osservando il porto dall'alto del silos. Questi studiosi-manager costituiscono per noi un contatto prezioso, che ci aiuterà a diffondere l'immagine di una città che tenta di mettere in scena il contemporaneo e lo vuole promuovere.
Dove si collocherebbe, allora, Genova, grazie alla Casa dell'arte?
Nell'ambito della storia europea. Nella consapevolezza che l'innesto avverrà nella cornice di un luogo simbolico: il porto del Mediterraneo, la porta che apre un continente alla comunicazione.
I.U.M. Istituto delle Utopie e delle Merci
Via Lomellini 2-3 - 16124 Genova
Tel. / fax 010-2518343
|