A sedici anni è salita su un palco a fianco di Giorgio Gaber e non è più scesa. Oggi, raggiunta la piena maturità artistica, Roberta Alloisio continua a girare senza sosta con i suoi spettacoli. Canta, recita, ama Genova, «perché vivere in questa città è un dono» dice, e ha mille progetti. Sabato 5 agosto porta a Palazzo BiancoLa donna perfetta volume III: cent'anni di vita femminile nei manuali di consigli alle spose, una lettura-spettacolo che interpreta insieme a Paola Bigatto, nell'ambito della mostra Gioielli di filo.
Nonostante il caldo sahariano e l'umidità amazzonica, stoica, è venuta a trovarci.
Ci racconti questo terzo atto de La donna perfetta?
«Come dice il titolo, è uno spettacolo tratto dai manuali per le spose, dalla fine del Settecento agli anni Cinquanta. Modelli lontani, che oggi a noi appaiono comici, improbabili, ma erano la realtà femminile fino a cinquant'anni fa. Il primo atto era basato sui consigli generali per far felice il marito, o la suocera; il secondo sulla cucina, in occasione della riapertura delle cucine di Villa Luxoro; il terzo, essendo la mostra Gioielli di filo, sarà su taglio e cucito».
Un esempio di cosa si trova in questi testi? Nel 1954 Angela Sorbato scrive in Alba nuziale: "Devi avere tanta cura della cucina, è uno dei segreti per tenere sempre legati gli uomini alla loro famiglia, e per impedire che nasca il desiderio di un pranzetto goduto fuori, in casa d'altri". Non so se mi spiego.
Questa formula si adatta molto bene a contesti diversi, vero?
«È un modo di lavorare che, insieme ai ragazzi dell'associazione La via dei Cinque, sperimentiamo da tempo. Spettacoli agili, che rispettano l'ambiente in cui sono ospitati. Siamo stati a Palazzo Rosso, alla Gam, al Castello D'Albertis».
Estate piena per Roberta. Lo spettacolo Il mare negli occhi, insieme a Carla Peirolero, è in tour in tutta la Liguria. Esistenza, soffio che ha fame, sempre con la Peirolero e con Don Gallo, sta riscuotendo un grande successo. È stato al di Moni Ovadia a Cividale, «andrà anche al festival e a dicembre all'Archivolto», dice Roberta.
Com'è Don Gallo come attore?
«Precisissimo. Sono previsti spazi in cui va a braccio, ma anche rientri obbligati, musiche che devono partire. Lui si adegua perfettamente: evidentemente anche dire messa ha i suoi tempi, le pause, insomma, è abbastanza simile, no?».
E con Gaber, che ricordi hai?
«Ah, avevamo un raporto bellissimo. Sono stata adottata dalla sua famiglia, molto amica della figlia; ma ero la classica genovese incazzosa. La sera della prima manda come al solito i fiori a tutte le colleghe; nei miei c'era un biglietto: "Qualche sorriso in più sarebbe gradito"».
Com'era lui?
«Un artista straordinario, meticoloso, serio. Spinto dalla voglia di uscire vincitore sempre».
Poi arrivò la Tosse...
«Quello è stato un altro incontro forte. Finalmente ero nella famiglia di Tonino Conte, dove c'era quella creatività un po' caciarona, molto distante dal personaggio Gaber, ma stimolante e magica».
Cosa ti ha insegnato Conte?
«Lui è uno che ti dà fiducia e ti butta subito nella mischia. Mi ha costretto ad affrontare prove incredibili. Dopo, però, ho capito che ero più forte».
Altri progetti, presenti e futuri?
«Un progetto musicale, si chiama Lengua serpentina e ha debuttato al Festival di Poesia di quest'anno. Volevo fare una canzone genovese che fosse canto, perché di cantautori ce ne sono stati tanti, ma manca una voce femminile».
Tra i prossimi spettacoli di Roberta anche Paolina e le altre (sabato 2 settembre, ore 15.30 e 17.00, Palazzo Rosso); e Sopra lo sterminato atlante. La storia degli amici che fecero il Museo (sabato 23 settembre, ore 18.00, Museo di Storia Naturale A. Doria).