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Mi sveglio presto e corro a prendere il pulmann per Al Hudayda. Partiamo alle sette, ed è subito Corano, pure a tutto volume. Nel viaggio crollo dalla stanchezza, e sento anche piuttosto freddo nel tratto montuoso. In alcuni pochi momenti di lucidità vedo la strada affiancata da splendide terrazze coltivate, per le scoscese pareti montuose.
Verso mezzogiorno arrivo ad Al Hudayda, sul Mar Rosso. La coppia ungherese mi ha raccontato ieri che qui sono stati presi a pietrate dai bambini per futili motivi, tengo quindi gli occhi ben aperti.
Qui la povertà si avverte in ogni angolo di strada, e tantissime persone vedendomi straniero mi chiedono l'elemosina. Non mi piace affatto né la città né la gente, ed appena arrivo voglio partire immediatamente per la spiaggia di Urj. Divento matto per farmi capire dai taxisti, nessuno parla inglese: impiego una decina di minuti per capire che Urj, in arabo, si pronuncia "org"!
Dopo una lunga contrattazione, loro in arabo io in italo-britannico, trovo un taxista che mi ci porta per una cifra ragionevole.
Verso il Mar Rosso, al posto di blocco della polizia, dopo un quarto d'ora di attesa per controlli di routine, i militari ci aggregano in macchina d'ufficio un bambino. Per tutto il viaggio la radio trasmette un pazzo che urla a squarciagola versetti del Corano, ma oggi è venerdì, sarebbe impensabile il contrario.
Offro una caramella al bambino, accetta educatamente, traspare dai suoi occhi una gran gioia, quasi esagerata, che sfocia poi in un tenerissimo sorriso. Sembrerebbe quasi che non mangi caramelle da una vita, o chissà, magari qui hanno una forma diversa. Oppure, come tutti i bambini, ha il desiderio e la necessità di conoscere e provare nuove esperienze, affrontando tutto con entusiasmo, anche le cose più semplici, senza che le abitudini siano ancora riuscite ad appiattirgli la vita. Mangio anche io una caramella, mi sorride in segno di amicizia ogni volta che s'incrociano i nostri sguardi.
Arrivo ad Urj, e non è facile far capire al taxista che vorrei andare in spiaggia e non a far "shopping" nel paesino. Arrivo in spiaggia, con gran meraviglia scopro che tra le palme, la sabbia, ed il mare, non c'è nessuno: sono solo, non vedo un uomo per chilometri. Mi era già capitato nel Mar del Nord, in Polonia e finalmente si ripete una sensazione meravigliosa: potersi godere il mare senza il dissacrante schiamazzo dei bagnanti, che incastrati in un fazzoletto di sabbia rovinano quanto di più rilassante esista in natura, il rumore delle onde del mare.
Cammino lungo la spiaggia, per chilometri e chilometri. Raccolgo conchiglie, l'acqua è letteralmente bollente, davvero un brodo, una sensazione stranissima, quasi fastidiosa. Dopo duecento metri, l'acqua mi arriva ancora alle ginocchia, faccio un bagno, mi corico sulla spiaggia di un isolotto creato dalla marea, a qualche dozzina di metri dalla costa.
Il caldo del sole non si sente quasi, è piacevolmente rinfrescato da un continuo venticello proveniente da ovest. Davanti a me, ad un centinaio di km, l'Eritrea.
Proseguo la mia passeggiata nel bagnasciuga, trovo uno scampetto appena nato, alcuni coralli ed una quantità di uccelli incredibile, tra i quali alcuni sembrerebbero - dalla planata - dei falchetti(se siete nei paraggi di una libreria, andate a vedere nella guida Lonely Planet di Oman e Yemen, a pagina 47, il nome del volatile più tipico dello Yemen. Il nome è splendido, non so se è uno scherzo, ma sicuro mette qualsiasi lettore di buonumore!).
Passo tutto il pomeriggio al mare, non mi accadeva da almeno due o tre anni
Tornando in città, perdo una decina di minuti alla biglietteria dei pullman: domani pomeriggio vorrei prendere il bus per le montagne, farlo capire in arabo sembrerebbe un impresa, ma alla fine forse ci si riesce, speriamo in bene.
Andando alla ricerca di un albergo, ed essendone aperto soltanto uno, mi trovo nella classica situazione d'emergenza in cui ogni viaggiatore immancabilmente si trova in zone come queste: la camera è terribile, sporca, odora di muffa e umido, il bagno è come quello di una stazione, tende polverosissime, finestre che non si chiudono. Sicuramente tra i peggiori alberghi della mia vita. So bene che fare il temutissimo
bug check-in, alla ricerca di eventuali indesiderati compagni di stanza, sarebbe la cosa peggiore. E allora, come già testato in situazione analoghe, nulla è meglio di dormire vestiti, con la testa nel cappuccio della felpa ed un bagno di Autan Extreme addosso.
La sera, per cena, avendo accumulato una quantità di pranzi saltati pari quasi all'80% del totale, mangio una mega porzione di pesce spada alla griglia e, non contento, un piattone di kebab per saziarmi fino in fondo.
Anche domani, per non perder le buone abitudini, ho intenzione di svegliarmi molto presto per andar di buon ora al mercato del pesce, che a quell'ora - sicuro - offre il meglio di se.
Alessio Balbi