Qualcuno se n'è accorto? O eravamo ancora tutti mezzi sbronzi per la Coppa del Mondo? Da giovedì 13
Genova è entrata nel Patrimonio mondiale dell'Unesco. Un traguardo importante, anzi, importantissimo: se il 2004 è stato un po' come l'esame di maturità, questa è
una laurea vera e propria.
L'asso nella manica sono stati
i Rolli - tecnicamente il riconoscimento è infatti a loro nome - quarantadue palazzi-simbolo lungo gli assi di via Garibaldi, via Balbi e via San Luca. Premiati non solo nella loro qualità urbanistico-architettonica, ma anche come «important interchange of human values»: era proprio tirando a sorte da questo elenco che la Repubblica albergava gli stranieri in visita. Una cultura dell'ospitalità eletta a sistema di stato che ha stregato i membri della commissione Unesco.
E dire che ai posti belli ci devono avere fatto il callo: nella lista del
World Heritage scorrono 644 siti culturali, 124 naturali e 24 "misti". In Italia siamo i 42esimi, in compagnia delle più belle località del paese: Firenze, Venezia, Pisa, Vicenza, Siena, Napoli, Roma, Urbino, Assisi, Pompei... In Liguria ci hanno preceduto Portovenere, le Cinque Terre le isole spezzine (1997).
Abbiamo raggiunto al telefono Luca Borzani, Assessore alla Cultura del Comune di Genova, per farci raccontare qualche dettaglio in più.
Come legge questa nomina? Una medaglia, un punto di arrivo, uno di partenza?
«Come una delle tante tappe di un percorso cominciato più di dieci anni fa, nel '92, che aveva come obbiettivo la riqualificazione urbana del centro storico ed il ridisegno dell'immagine della città. Con una caratteristica importante: la piena sinergia fra le diverse istituzioni che vi hanno lavorato. Proprio l'esempio dei Rolli è emblematico: è nato dal contributo fondamentale del professor Poleggi, c'è stato l'impegno della Soprintendenza e quello del Comune. Un lavoro di squadra ed una strategia a lungo termine, che può continuare».
E alla fine un bel premio.
«Importante perché è stato premiato un sistema urbano non museificato, bensì parte viva di una città che ha i suoi interessi nel porto, nell'industria e nella tecnologia».
In effetti, dopo Napoli e Roma, Genova è la prima "città-città" ad essere nominata. Tutti gli altri siti sono le classiche "perle" italiane che vivono solo di turismo.
«Ed anzi, gli ultimi riconoscimenti erano tutti di tipo naturalistico. Genova invece vive di altro: aver ottenuto la nomina segna una piccola controtendenza».
Ora però bisogna far percepire la nomina come un premio "per tutta la città".
«Ma il senso vero è proprio quello, perché non è che siano previsti contributi economici. Dobbiamo vederlo come uno stimolo, una cosa di cui andare orgogliosi. Noi genovesi verso il nostro centro storico abbiamo sempre oscillato fra la nostalgia del
ma se ghe penso ed una sorta di deprezzamento provinciale. Questo riconoscimento è ancora più importante perché è arrivato per acclamazione, senza che ci sia stato bisogno di votare».
Ora, passata l'emozione, ci sarà da lavorare.
È già in piedi un "comitato di pilotaggio" per studiare come valorizzare la nomina e mettere a sistema il patrimonio. «Strada Nuova è già quasi a posto, la maggior parte dei palazzi sono già visitabili. Resta da lavorare sul resto. L'Unesco è stata un po' riduttiva rispetto al numero di palazzi proposti da noi [circa un quarto, ndr], ma almeno si sono individuati dei percorsi ben definiti». Una striscia che parte dalla Prefettura, scende giù per Salita Santa Caterina, attraversa via Garibaldi e via Cairoli per arrivare fino a Palazzo Reale in via Balbi, compresa un'appendice che scivola da via Lomellini su per via San Luca fino a piazza Banchi.
Sono già in arrivo le targhe, promette Borzani, almeno per sfruttare "in emergenza" la stagione estiva. Poi ci sarà tempo per ragionarci. E per brindare tutti assieme.
«A settembre, con una grande festa per la città».
Prosit!
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I 42 palazzi mondiali
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Scarica il documento con le valutazioni Unesco [pdf, in inglese e francese]