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Inizia bene la giornata anche oggi, colazione dalla terrazza con vista. Prendo un taxi per
Wadi Dhahr, dove vado a visitare la mitica
casa sulla roccia, simbolo dello Yemen. Il taxi, piuttosto malconcio, è una garanzia, implica che l'autista non correrà come un matto e andrà abbastanza piano da permettermi di gustarmi per bene i paesaggi.
Al semaforo, a 35 gradi sotto il sole, un ambulante ci propone snack di cioccolato: non dev'essere un gran venditore!
Riecco il triste spettacolo: vitellini legati al negozio, sopra la testa hanno carcasse macellate di altri vitelli, poco più grandi di loro. Una bambina tira pietre ai coetanei, capita spesso di vedere questo gesto da queste parti. Nell'autoradio come di consueto solamente cassette, ma neanche nei negozi, a dire il vero, ho visto dei cd: tecnologie d'altri tempi.
Attraversando la periferia di San'a, mi rendo conto di come sia abbastanza dignitosa rispetto a quelle di altre capitali del terzo mondo, ma forse è una questione di numeri,
San'a ha un milione di abitanti, Il Cairo per esempio oltre sedici.
L'autista parla soltanto arabo e prova gentilmente ad insegnarmelo, sostenendo che è una lingua molto facile da imparare. Non ottengo il minimo risultato.
Al belvedere del Wadi arrivo ai piedi del palazzo sulla roccia. Constato subito quanto sia imperioso, proprio come dicono. Frontalmente, un palazzo di una ventina di metri, costruito a picco su una guglia rocciosa di almeno trenta. Lateralmente è una serie di pareti, finestre, caverne e vetri colorati, in batteria lungo tutta la roccia sino ad elevarsi al palazzo che superbo domina il Wadi.
Realizzato nel 1700 da un potente imam, all'interno è un
labirinto di scale, stanze, terrazze e sale, di colore bianco e dalle pareti molto spesse. Nella roccia si collega a caverne preistoriche e a pozzi che, dicono, siano profondi oltre duecento metri. Un guardiano, indicandomi dei bagni turchi distanti oltre un centinaio di metri dalle mura del palazzo, mi racconta che sono collegati tramite un passaggio segreto.
Kruder & Dorfmeister, con la loro lounge ritmata, mi accompagnano per le stanze del palazzo alla ricerca di nuovi suggestivi particolari e di giochi di luce caleidoscopici, dovuti ai riflessi dei vetri coloratissimi.
In una stanza arredata ci sono bassi divani lungo tutto il perimetro, al centro un enorme narghillè dal lunghissimo tubo: doveva raggiungere tutti gli ospiti, senza farli alzare.
Incredibilmente, mentre sto scattando una foto, mi sento salutare: è la
coppia di ragazzi ungheresi incontrati qualche giorno fa a Sayun. Ci raccontiamo le avventure vissute, scambiandoci consigli per i giorni successivi. Sono, in più di dieci giorni di vacanza, gli unici che ho visto viaggiare "all'avventura", zaino in spalla, guida in mano, occhi ben aperti, tanto entusiasmo e un pizzico di esperienza. Grandi!
Il palazzo mi piace davvero tanto e mi dilungo alcune ore al suo interno. Quando esco ho una spiacevole sorpresa: non ci sono più taxi per tornare a San'a. Aspetto circa dieci minuti e chiedo ad una guida di un gruppo dove posso trovare un taxi, mi risponde che essendo domani venerdì i taxisti si sono presi oggi mezza giornata di ferie. Devo aver fatto una faccia piuttosto incredula, tanto da aver generato nella guida una simpatica risata e, soprattutto, una splendida proposta di passaggio verso San'a.
Il gruppo della guida è formato da signori francesi (sono tantissimi i francesi a San'a). Questi, piuttosto avanti negli anni, da un lato mi riempiono di tenerezza, dall'altro mi danno gran entusiasmo per una tenace terza età, non trascorsa seduti a giocare a carte in qualche polveroso circolo ricreativo.
Arrivato all'albergo dei francesi inizio una
piacevole passeggiata verso la città vecchia, passo davanti alla piazza dove tanto mi soffermai ieri, vedo bambini giocare chiassosi a pallone mentre su una panchina il "custode" vigila e, vedendomi, non manca di salutarmi calorosamente.
Arrivato in albergo, dopo una piacevolissima doccia mi rilasso alcuni minuti prima di uscire per cena, quando, un incredibile lunghissimo urlo quasi mi spaventa. Forse, essendo domani venerdì, dai minareti escono versetti, come dire, più profondamente sentiti... Un urlo,
allahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh per la durata di otto-nove secondi, ripetuto una decina di volte, stilisticamente improponibile, ma probabilmente di grande effetto sui fedeli. Dopo poco iniziano tutti gli altri minareti ad "urlare" le loro preghiere, generando una polifonia davvero improbabile.
Una rapida cena e di corsa a nanna. Domani levataccia, e chissà che non ci scappi un bel tuffo nel Mar Rosso.
Alessio Balbi