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Spettacoli

Voglio esser tosto come Cristicchi

 
Il cantante romano si confida a mentelocale.it. Sulle orme di Gaber, cantando e recitando. E per aver successo ci vuole anche fortuna
 
   

     
14 luglio 2006
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di
Giulio
Nepi
   
Simone Cristicchi
Un cespuglio di capelli ed un ritornello-tormentone in tasca. Eccolo qui, Simone Cristicchi da Roma, classe 1977, che con Vorrei essere come Biagio (Antonacci) ha agguantato una fetta di paradiso. Domenica 16 sarà a Genova con Negramaro, Bandabardò e Numero6 per il concerto che chiude il Be you - young festival (Area Mandraccio del Porto Antico, ore 20.30, ingresso libero).

Fino ad aprile del 2005 era un illustre sconosciuto. Poi è uscita Biagio: un refrain che ti entra in testa, una canzone che ti mette di buon'umore, un bel video, il Festivalbar, Sanremo, la gloria. Qualcuno potrebbe pensare, "ecco, il solito fenomeno costruito a tavolino": niente di più sbagliato.
Simone si è formato su cantanti non proprio pop come Jeff Buckley, Nick Drake, Syd Barrett o i nostrani Paolo Conte, De Andrè e Battiato. Calca le scene da un pezzo, ha collezionato una miriade di premi (di quelli pesi) e propone uno show che sta fra il teatro e la musica.
«Assomiglio un po' a Giorgio Gaber», confessa lui, messo alle strette e spergiurando «fatte tutte le differenze, eh!» (intanto, però, il Premio Gaber l'ha vinto davvero). «I miei spettacoli cercano di rifarsi al suo teatro-canzone. Canto, sì, ma recito anche. Adesso sto portando in giro Centro di Igiene Mentale, uno spettacolo che racconta i malati di mente. Tratto con ironia argomenti molto importanti, o almeno ci provo».

Il tuo album ha un titolo-manifesto, Fabbricante di canzoni, e tu non esiti a definirti cantautore. Eppure sei salito alla ribalta con un pezzo quasi-rap. Sono cambiati i tempi? «Oggi la parola "cantautore" evoca una figura vecchia, e spaventa chi ascolta la radio o guarda la tv. In realtà tutto si evolve, pensa a Daniele Silvestri, che scrive i testi e gestisce gli arrangiamenti. Anch'io», continua Simone, «che pure scrivo testi e musiche, amo svariare fra i generi. Fabbricante di canzoni è una macedonia pop, non c'è un solo pezzo che abbia la stessa matrice. E poi Vorrei essere come Biagio era nata per avere un arrangiamento swing».
Swing? «Sì. Infatti se ci fai caso è rimasta la campionatura di un pezzo dixieland, su cui abbiamo montato una ritmica hip-hop. È stato un esperimento nato per caso, in studio, ed è risultato molto "radiofonico". Molti cercano disperatamente di fare pezzi "radiofonici", ma ci vuole anche fortuna». Non sta facendo il falso modesto, lo pensa davvero. «Io manco volevo farla ascoltare, Biagio», mormora, «mi hanno convinto quelli della Sony Bmg».

Simone sembra aver assorbito ottimamente il successo del tormentone: c'è gente che non si riprende più e ne resta prigioniera per sempre (che fine ha fatto quella di sole cuore amore?). Sul suo fioccano anche le parafrasi: vorrei discutere come Marco Materazzi è la più recente. «Ce ne sono versioni in tutti i dialetti», sorride Cristicchi, «ne ha fatta una anche Fiorello».
In tour non sei solo, c'è anche Rufus... «già, il mio alter-ego cattivo. È una parte di me più dura, è nata musicando dei testi piuttosto acidi che mi sono arrivati via mail. Vedila come una specie di progetto parallelo, ogni tanto a qualche concerto salta fuori».
Sei contento di suonare a Genova, città di De Andrè? «La trovo affascinante. L'ultima volta ho passato un intero pomeriggio nei vicoli».
 
 
 
 
 
 
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