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Ehi, Coppola: cosa farai da grande?

 
Il conduttore di 'Avere vent'anni' alla Darsena per Be you. Si parla di lavoro con un incontro fra cinema, teatro e talk-show
 
   

     
13 luglio 2006
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di
Giulio
Nepi
   
Massimo Coppola
© foto: MTV
Massimo Coppola ha 34 anni e si incazza se lo chiamano giovane. In compenso di giovani, di veri giovani, ne sa: è l'ideatore e conduttore di Avere vent'anni, programma-culto di MTV che racconta con intelligenza ed empatia la nuova generazione uscita dal "tunnel" dell'adolescenza. Un viaggio per un'Italia che si affaccia al mondo tra ansie, entusiasmi, incoscienze, genialità e qualche idiozia.
Massimo è anche un cultore della sua adolescenza, che ha raccontato con un altro programma-culto, Cocktail d'Amore con Amanda Lear. E, svelando energie insospettate, dirige con Giacomo Papi la ISBN Edizioni, l'unica casa editrice che mescola i gol su calcio d'angolo di Massimo Palanca agli scritti di Luciano Bianciardi.

Venerdì 14 il nostro eroe sarà a Genova, nell'ambito del Be You - young festival con working youth, incontro-spettacolo nell'area della Vecchia Darsena.
«Proporrò una riflessione sui giovani e il lavoro in Italia. Ci sarà un documentario su una giovane operaia della Fiat di Melfi, un impiego vecchio stile, perché gli operai ci sono ancora, checché se ne pensi. Poi un reading con Donatella Finocchiaro, a partire dal libro di Michela Murgia, che racconta un mese all'interno di un call-center in Sardegna. E scopriremo che sono solo cambiati i metodi, ma che il nocciolo rimane lo stesso: la nostra società non trasmette il lavoro come valore, ma solo come mezzo per darti del denaro, che ti qualifica come consumatore. È un circolo vizioso. Ne parleremo con Michela e con Arturo Scotto, giovane deputato DS». Giovane davvero? «27 anni. È il più giovane del Parlamento».

Nuovo o vecchio, indeterminato o interinale, per Massimo pari sono. Posizione originale, dato che in genere ci si limita a sparare a zero sul nuovo modello ed a rimpiangere i contratti di ieri. «Senz'altro nel vecchio modello c'era un orizzonte collettivo: l'orgoglio di far parte di una classe, mani e braccia che fabbricano il progresso. Ma ancora oggi le condizioni sono assurde, in tante piccole cose: perquisizioni all'uscita, la tuta col numero di matricola, non puoi ascoltare musica durante il lavoro...».
È un momento difficile in Italia, di questo Massimo si dice convinto. «Hai visto qualche giorno fa a Salerno? Non si può perdere la vita in uno scantinato mentre imbottisci materassi in nero. Non conta essere nel G8 se non puoi garantire la sicurezza ai tuoi lavoratori».

Gli chiedo qual è secondo lui l'elemento che ha creato lo scarto principale fra i ventenni di ieri e i ventenni di oggi. Non ha dubbi. «Il fallimento del sistema educativo. Oggi se non nasci in una famiglia che può darti degli stimoli non puoi certo fare affidamento sulla scuola. Ma neanche sull'oratorio - con una chiesa che è diventata ancora più reazionaria - o sulla casa del popolo. È una fase post-ideologica, e non vedo soluzioni. Questa generazione non è certo inferiore alle precedenti, ma non ha gli strumenti per comprendere come rivendicare i propri diritti e lottare contro le generazioni precedenti».

E poi c'è un grosso problema culturale: «ho 34 anni e ancora qualcuno mi chiede cosa farò da grande! Sono dieci anni che lavoro in televisione e ancora ti pensano "giovane". Domani prima di me ci sono Crepet e Toscani: hanno 120 anni in due. E sono stati invitati ad un festival che dovrebbe rivolgersi agli adolescenti! E i nostri due candidati premier? Hanno 70 anni!».
Cosa vuoi, in un paese che ha costituzionalmente un ramo del parlamento che non puoi votare prima dei 25 anni... «Io farei un Senato al contrario. Hai più di 40 anni? Via, non puoi più votare».
 
 
 
 
 
 
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