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Tempo libero
Yemen, sterrato
© foto: Alessio Balbi
 

Viaggio nell'Islam

 
Verso San'a, uno sterrato tortuoso e a precipizio. L'autista guida come un pazzo, attaccato al clacson. All'arrivo, doccia e pescione
 
   

     
08 luglio 2006
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Intorno alle 5.40 prendo un taxi per la stazione dei pulman, è ancora buio, vedo una moltitudine di persone dormire per terra, sui marciapiedi, nei cantieri. Saranno centinaia, simili ad insetti che quando cala il sole trovano riparo nel primo angolo libero.
Attraverso l'istmo che collega il cratere alla terraferma. Albeggia. Nella stazione, un bambino è già in piedi a vendere quotidiani ai passeggeri. Partiamo alle sette, sul pulman siamo in cinque: direi che si viaggia decisamente più comodi e rilassati rispetto ai precedenti viaggi!

Alle 7.30, in uscita da Aden, il primo posto di blocco scivola via senza problemi. Poco dopo ci fermiamo. Un passeggero compra il qat, vedo negozi di dolciumi con strane forme di caramelle, sono grossi mattoni colorati, da affettare. Mentre iniziano le dune di sabbia ascolto gli Infected mushroom, potente techno israeliana: mi aiuta a rimaner sveglio e a non perdermi il panorama. Ho seri dubbi che i miei vicini di viaggio possano apprezzare la provenienza del gruppo che sto ascoltando.

Attraversiamo paesini affollatissimi, il conducente suona il clacson. Lo suona sempre, in maniera paranoica, ma a giudicare dal guard rail e dai mezzi precipitati giù dalle scarpate, forse non sbaglia a suonarlo.
Un ragazzo sulla strada vende carote ad ogni macchina che passa. Una brusca frenata, le pecore attraversano ad una ad una, il conducente suona il clacson. Continuano pericolosi sorpassi in curva. Guida all'inglese, corre come un pazzo. Avrà fretta, ma si vede che conosce molto bene la strada.
Carcasse di pecore investite sull'asfalto, attraversiamo paesini dove il mercato è lungo la strada che stiamo percorrendo. Bancarelle, grappoli di gente sbucano da ogni parte, carretti spinti a mano, uomini con bisacce riempite di ogni mercanzia. Il conducente suona il clacson. Riceve in cambio sempre sacrosante dosi di accidenti, ma neppure ci pensa, e nel frattempo risuona il clacson due o tre volte.

Inizia la salita sull'altopiano, si vedono coltivazioni a fasce, non mi stupirei fossero di qat, l'85% delle coltivazioni yemenite sono riservate al qat.
Anche nei posti di blocco il conducente è spregiudicato: senza porsi problemi, saluta i militari e tira dritto. Il pulman ha un incredibile sistema manuale che l'autista attiva ogni volta che deve frenare, che cosa strana.
Prosegue la salita all'altopiano, adesso è uno sterrato polveroso, dove il nostro pulman si comporta da fuoristrada, facendo slalom tra macchine e camion. E il conducente suona il clacson.
Provo simpatia per quest'uomo, folle nella giuda, ma elegante nel look, con la sua camicia a quadri e calzature occidentali.

Intorno alle 14, un posto di blocco. I militari mi vedono e fermano il pulman. Ne sale uno, consegno il permesso, mi chiede se sono italiano. Proseguendo per il viaggio sento il vicino bisbigliare qualcosa, in arabo, sui recenti fatti tra Italia e Libia.

Arrivo per le 4 a San'a, è splendida, il centro storico è un groviglio di case in fango, con i contorni delineati da strisce bianche, gran colpo d'occhio!. Trovo un albergo da favola, in piena città vecchia: dalla mia camera, al quarto piano, ho vista su tutti i palazzi del centro storico, attraverso una splendida finestra, anche essa dai contorni bianchi, con in alto i vetri soffiati dai mille colori.
Dopo una sana doccia, apro la finestra, mi metto sul letto a guardar fuori ed a studiare il mio itinerario sulla guida. Mi sveglio qualche ora dopo, le poche ore di sonno e la stanchezza accumulata hanno avuto il sopravvento, ma addormentarsi in un contesto simile, mi lascia una sensazione di magico, fiabesco. Mi sento rilassato, quasi sospeso nel tempo.
All'improvviso salta la corrente in tutta la città vecchia di San'a. L'impresa adesso è più divertente: al buio - in un posto mai visto, senza riuscire a leggere la cartina - devo trovare un posto dove andare a mangiare. Di vicini la guida non ne indica. Utilizzando le luci delle auto ferme ad un semaforo, riesco a vedere la direzione dei ristoranti e mi indirizzo in qualche modo verso la città nuova, dove arrivo dopo un quarto d'ora di cammino.
Qui c'è luce e trovo anche un bel ristorante, dove ordino pesce, come consiglia la guida. Il cameriere prende un bel pescione di almeno venti centimetri, me lo prepara davanti per poi cucinarlo alla griglia. È ottimo e pure freschissimo, anche se San'a non rimane proprio sul mare.

Alessio Balbi
 
 
 
 
 
 
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© foto: Alessio Balbi
 
   
 




 

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