Genova. A un certo punto si è temuto il peggio: che chiudessero baracca e burattini, via tutti, a casa, piove troppo. Il Carlo Felice a Matteotti e il Festival del Mediterraneo hanno ceduto all'acqua giovedì 6 luglio. Il
Goa Boa, invece, ha resistito. Nella giornata del debutto, in questo posto da Blade Runner che è l'ex acciaieria Ilva di
Cornigliano, ha portato a casa la serata con meno spettatori del previsto, ma almeno è arrivato in fondo. Ha chiuso
Carmen Consoli, brava come sempre, e nel corso della giornata abbiamo sentito molto belle cose: gli
En Roco si confermano gruppo sulla via della maturità; gli
Amari cantano nel pieno del diluvio; i
We are scientist suonano proprio bene;
Sebastien Marcel, cantautore roco ed eclettico, mischia gli stili e cita Piers Faccini come fonte di ispirazione;
Lou Rodhes, sentimentale, intima ed energica; infine, Carmen, che qui come in tante altre città ha ormai un seguito di fan irriducibili.
Due parole sulla
location: un altroquando. Il palco è incastrato tra i gasometri e vecchi edifici industriali semi smembrati. Si è tornati all'atmosfera industriale di Campi e della pressa. Ci sono vari stand, mentre la sezione bar cambia rotta: non più salsicce e crauti ma panini al salame e pesci fritti.
Il cielo è plumbeo dal primo pomeriggio. Quando i friulani
Amari attaccano viene giù il mondo. Loro continuano a suonare mentre la gente scappa sotto gli stand, convertiti in centri di accoglienza per profughi. Il gazebo dove
Chinaski,
Pasol e
Kazcoff espongono libri e riviste rischia di affondare. «Resistiamo per diffodere le idee», dice Marco Porsia di Chinaski, ma la sua faccia è eloquente.
È diluvio. Tra una canzone e l'altra il cantante degli Amari sfoggia un «rock and rooooll!!!» da antologia. La loro
performance non passa inosservata: funkeggianti, con abbondanza di strumenti elettronici. Non male.
Con i newyorkesi
We are scientists si torna ad un rock più tradizionale. Grande ritmo, buona voce, stilosi, un po' dandy, grinta da vendere. I loro prossimi concerti inglesi, a ottobre, sono già sold out.
Sebastien Marcel cerca di coinvolgere il pubblico, oltre che con le sue ballate, anche con le battute: «ogni tanto dovreste guardarvi le spalle, ci sono dei fulmini bellissimi», dice. Risultato: decine di sguardi terrorizzati e qualche bestemmia. Poi dedica una canzone a Totò Miggiano: «non dev'essere facile organizzare un festival in un posto così».
È la volta di
Lou Rhodes, voce calda dei Lamb che ha intrapreso un progetto solista. Abbigliamento country, strumentazioni acustiche, con tanto di violino e contrabbasso: «non faremo molto casino stasera, anzi, se potete stare un po' più in silezio, potete?», inizia così.
La Carmen nazionale, tutta Sicilia e capello lungo, fa riscaldare un po' gli animi. Il pubblico sembra aumentare (per ciò che è possibile: ormai è mezzanotte), le stime dicono è presente all'appello un migliaio di persone, comunque troppo poche.
Da segnalare anche l'esordio degli
Hiroshima e degli
Hermitage, provenienti dal concorso Goa Boa School Select.
Venerdì 7 spazio a
George Clinton, con i suoi 35 orchestrali, ai rappers Mondomarcio e Fabri Fibra.
Guarda le foto del Goa Boa 2006, prima serata