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Forse la cosa che aspetto con più ansia ogni quattro anni (e non solo io, ma anche la maggior parte degli italiani) sono i mondiali di calcio. Per apprezzare quest'evento non è necessario essere tifosi accaniti della nazionale o malati di pallone. Se ti intriga un minimo il calcio e vedi i goal di Frings, Gerrard e Joe Cole o i numeri che fanno con la palla i brasiliani e gli argentini oppure l'entusiasmo delle squadre africane, non puoi fare a meno di restare incollato al televisore.
Inoltre
noi italiani siamo abituati a vedere campionati per niente eccitanti, dove i risultati finali sono già stati scritti e i club più prestigiosi si spartiscono la torta a inizio anno. Tutti questi scandali indecenti e vergognosi, che spero non rimangano impuniti, hanno lasciato una ferita indelebile nell'onore del calcio italiano.
Si poteva comunque intuire dai primi scandali, dalle fideiussioni alle intercettazioni della
combine del Genoa, che il sistema calcistico non fosse più pulitissimo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di aprire gli occhi e vedere il marcio che c'era sotto. Tutto ciò ha portato a scoprire
un intero campionato di serie A truccato e minato dai vari scandali degli arbitri. Per non parlare di noi genoani, che abbiamo passato un anno all'inferno e, quasi quasi, era meglio andare a vedere le partite di Promozione che almeno non si paga (la fede comunque non morirà mai).
Questo è il mio quinto mondiale e forse è il più atteso. Del primo è già tanto se so che si è svolto in Italia, del secondo ricordo vagamente alcune immagini della finale e le imprecazioni a fine partita; invece degli ultimi (cioè da quando ho preso coscienza) non ho perso neanche una partita, almeno degli azzurri. Non so esattamente cosa mi accada, ma quando arriva il momento dei mondiali mi trasformo: tutto il patriottismo celato rinasce in me. Ciò non vuol dire che non mi piaccia veder giocare le altre nazioni; anzi, come ho già spiegato, spesso rimango stregato da certe giocate ma tuttavia, quando scende in campo,
l'Italia deve trionfare.
Giovedì 22 giugno la nazionale ha conquistato
una vittoria per 2-0 contro la Repubblica Ceca, che fa ben sperare per il mondiale. Diciamo che non mi ha deliziato come gioco, ma
ha tirato fuori le palle contro un avversario ostico nonostante avesse una formazione rimaneggiata da pesanti assenze (una su tutti Ian Koller, infortunatosi nel primo match con gli U.S.A.) ed alcuni giocatori senza minuti nelle gambe (come Milan Baros).
Tuttavia credo di potermi considerare soddisfatto: siamo arrivati primi nel girone e abbiamo evitato il non spettacolare, ma sempre temuto, Brasile agli ottavi. Inoltre sono contento anche per
Super Pippo Inzaghi: spero che il suo goal negli ultimi minuti della partita spero faccia aprire gli occhi a Lippi, in modo che sfrutti di più il bomber rossonero.
La partita l'ho guardata a casa di un mio amico dalle parti di Santa Margherita. Non c'era un motivo ben preciso di andare fin laggiù e perdermi almeno un quarto d'ora di gara, ma sapete: quando una cosa ve la sentite dal profondo, che potrebbe portare bene? Beh, io sentivo che avrebbe portato fortuna all'Italia. Non sono un malato di mente. Ma quando l'Italia gioca i mondiali... questo ed altro!!!
Dopo minuti interminabili di supplizio per trovare la casa, alla fine mi sono fatto venire a prendere dal padrone.
È la fine del primo tempo quando mi accorgo di essere circondato da
un sacco persone a petto nudo, con la classica Moretti da 66 cl. (birra italiana doc), i quali sostengono che è obbligatorio chiudere la partita per non soffrire più (essendo la Rep. Ceca già in dieci). Qualcuno dalle retrovie sbraita il nome di Super Pippo. Quando poi entra sul serio c'è un'ovazione tale che sembra esserci già il raddoppio. Al goal del 97' "veniamo giù" come i tifosi del Boca alla Bombonera contro il River.
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