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Cultura
Vorrei che fosse lei - Lorenzo Licalzi
 

Il Guru è tornato

 
'Vorrei che fosse lei', secondo episodio delle gesta di Andrea Zanardi. Il più grande seduttore su piazza nell'ironia di Lorenzo Licalzi
 
   

     
06 giugno 2006
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di
Giulio
Nepi
   
Andrea Zanardi è tornato. E con lui è tornato Lorenzo Licalzi, che con Vorrei che fosse lei (Rizzoli, 219 pp., 16 Eu) ha dato seguito alle gesta dell'amatissimo eroe de Il privilegio di essere un Guru.
Che poi più che un sequel è un prequel: trattasi dell'educazione amorosa, sessuale e umana (l'ordine dei tre fattori è puramente casuale) del "più grande seduttore sulla piazza". Quindi se non avete ancora letto il Guru, mollate qui, andate a comprarvelo, leggetelo e poi tornate.

Vorrei che fosse lei ritrova Andrea Zanardi nel punto in cui ci aveva lasciato - prima che l'epilogo concludesse in terza persona la parabola del Guru - ovvero a Tokyo mentre abbandona il Juntendo Hospital per recarsi sul Fuji. E qui si svolge la storia, con il nostro che fa il punto della propria vita: dalle prime fidanzatine delle elementari fino alle storie serie dei vent'anni - con tutto quello che c'è in mezzo, alternato con episodi di vita al monastero.
Si ride, si sghignazza e si sorride, sempre con ironia e con qualche guizzo sui registri del grottesco. Impagabili i flash back adolescenziali, esilaranti racconti di quando Andrea non batteva chiodo. Perché questo secondo episodio sta al primo come Paperino sta a Paperinik: tanto là Zanardi era vincente e sicuro, tanto qui colleziona due di picche e comincia a farsi domande serie su se stesso.

Il libro si apre con la celebre frase del padre di Zanardi: Ogni uomo è cacciatore, magari non spara, ma la mira la prende lo stesso. E il papà guarda caso si chiama Lorenzo, proprio come l'autore. «In effetti sono il suo padre letterario», confessa Licalzi. «Tutti i miei personaggi hanno una parte di me, c'è qualcosa di autobiografico persino in Tommaso Perez [il protagonista di Che cosa ti aspetti da me?, penultima fatica di Licalzi, ndr], che pure ha ottant'anni. Qui più che in Andrea mi ritrovo in alcune esperienze adolescenziali, patrimonio comune di tutti i maschi. Prendi la storia con Monica, è capitato anche a me e... anche a te?» - ehm, sì, anche a me - «di conoscere una che con te fa la suora e poi magari vieni a sapere che con un altro... Ad ogni modo non ho mai baciato ragazze con l'apparecchio».

Da quando ti frullava in testa di far tornare Zanardi? «Non frullava assolutamente, anche se il Guru è stato il mio libro che ha venduto di più in assoluto. Mi sembrava però che Andrea avesse ancora qualcosa da raccontare, questo mascalzone. E poi avevo bisogno di staccarmi da Tommaso Perez, un personaggio affascinante ma duro. Adesso torno a divertirmi e a divertire».

Non ti senti in colpa per aver costruito un super-maschilista, fiero della cosa e - peggio - di successo? «Ma no, proprio il modo eccessivo in cui lo descrivo serve a prenderne le distanze. In questo nuovo libro lo chiarisco persino nella premessa, avvertendo che gli uomini peggiori sono i viscidi, non gli schietti come lui: "meglio vivere un giorno con un leone che cento anni con una pecora"».
Comunque questa volta Zanardi ci appare anche sotto un'altra luce: goffo adolescente e persino vulnerabile uomo alla ricerca dell'amore vero. «Bé, ormai comincia ad avere 43 anni, è un infantile, sta attraversando un periodo di crisi mistica e cerca di guarire da questa sua paranoia della conquista».

Ci riuscirà? Non ci riuscirà? Certo non vi roviniamo la sorpresa, anche se la parola "fine" Licalzi l'aveva già scritta nel primo libro. «Un attimo. Io nel Guru non dico mai che il tipo misterioso che nelle ultime pagine appare nella limousine è Zanardi. Non lo dico, anche se ovviamente è lui».
Ma la saga zanardiana si chiude o no? «Sì, è finita». Davvero davvero? «Bé, mai dire mai. Mancava la parte iniziale e l'ho scritta, trattando degli adolescenti dopo aver scritto di anziani, di trentenni e quarantenni. Ma che i lettori a cui non piace Zanardi si tranquillizzino».

Ora Lorenzo progetta viaggi in Islanda e si dichiara appagato, «anzi, guarda, non so neanche se continuo a scrivere», ma noi sotto sotto speriamo che bluffi e che Andrea Zanardi torni a sedurre. Come sa fare solo lui.
 
 
 
 
 
 
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