Su suggerimento dell'amico Riccardo Grozio, mercoledì scorso è partita una rivista online che si chiama Go! e si occupa di cultura sul territorio genovese. Ogni settimana, al mercoledì, i redattori di questo progetto che dalla carta si sposta sul web, scriveranno interventi e interviste sui temi di attualità. Ovviamente il dibattito è aperto. Infatti, non abbiamo fatto in tempo a iniziare che già i lettori si sono scatenati. È per questo che pubblichiamo in anticipo il primo contributo di Paolo Gerbella
Leggo con piacere dello sforzo di voler veicolare su carta immagini ed impressioni di una città che cambia. Personalmente
sono a ritornato a vivere Genova dopo una decina di anni milanesi vissuti in contesti lavorativi internazionali e di grande respiro etnico culturale.
Felice di essere ritornato. Frastornato, soprattutto i primi tempi, da quello che con occhi più metropolitani può apparire la velocità ligure. Mi spiego meglio.
Non scopro certo io la ritrosia e la chiusura del genovese verso tutto ciò che ha a che vedere con i cambiamenti.
Il manimanismo è una corrente di pensiero che travalica le generazioni. Ed è proprio da lì, che da genovese ritrovato, voglio partire per capire, in verità, se di vero cambio culturale stiamo assistendo o, forse, solo di
modifica degli assetti fisici (la città più bella) e
temporali (avere vent'anni nel 2000).
Trovo che, a dispetto degli sforzi indubbi, si continui (noi genovesi) a manifestare "manimanesimo" a piene mani. Ci autogloriamo di una città che migliora ma non siamo ancora
disposti a fare il vero passo verso il resto del mondo.
La sensazione che si coglie è quella di avere una bella casa ed invitare solo gli amici più intimi. Manca, o forse non è ancora maturo (ma lo sarà mai?), il momento
in cui si da libero accesso a tutti , ci si apre al mondo e si tenta di pensare in maniera più universale ma non globale. In una parola,
avere il coraggio di osare di più.
Genova ha un grande problema: la sua intellighenzia. La bizzaria di una classe dirigente che fa di questa città la sua
domus privilegiata e che non ama troppe aperture verso il resto del mondo perché questo minerebbe il suo bisogno di tranquillità.
Non per niente si fa fatica a comprendere per quale strano artificio il porto di Genova rinuncia alla Costa Crociere; il contributo di Renzo Piano sia vissuto come un'intromissione nelle rendite di posizione di
chissà quali e quanti interessi privati o quantomeno lobbistici; che
per poter arrivare a Genova bisogna affrontare disagi incredibili da terra, mare e cielo; che il costo di una corsa in taxi valga quasi il valore di una cena di qualità; che la movida di fatto si apre e chiude in due sere la settimana; che l'ospitalità di alberghi con un prezzo a portata di studente o di trentenne è praticamete inesistente.
Trovo non si faccia sistema. Ossia rendere le cose concatenate tra loro per un fine comune. Trovo ci sia molta buona volontà individuale mal supportata da chi dovrebbe garantirla ed incentivarla. Si va a compartimenti stagni e ciascuno si bea del proprio.
Ma Genova ha bisogno di altro. Di condivisione e di facce nuove.
Con un po' di buon senso ed umiltà dovremmo prendere esempio da chi le cose le sa fare bene. Cito il caso di Barcellona che è il più eclatante. Negli anni '80 si andava da quelle parti con il passo dell'occidentale borioso verso il terzomondo.
Oggi Barcellona (e tutta la Spagna) ha
invertito la rotta. E vivendo un po' a Barcellona si capisce al volo la capacità di fare sistema. Con 10 Eu dall'aeroporto (dove gli aerei atterrano da ogni parte del mondo!) si arriva in centro. Con altri 50/60 Eu si riesce a dormire in un posto degno di questo nome. Con una card da 20 Eu si gira su tutti i pulman e si entra in molti centri
d'interesse. Se si vuol mangiare o fare shopping la città è aperta a tutte le ore. Poi la notte, tutte le notti, di locale in locale si sceglie la serata che si preferisce a prezzi variabili e proporzionati al servizio. Insomma. Nessuno inventa nulla. Basta guardarsi negli occhi e
dirsi, una volta per sempre, chi siamo e dove vogliamo andare. E poi farlo.
Genova è solo più piccola nelle dimensioni ma non ha nulla da invidiare nella qualità ad una città come Barcellona. Dobbiamo "solo" renderla fruibile a tutti. Ne saremo capaci?
Grazie,
Paolo Gerbella
Chiunque volesse partecipare al dibattito, invii una mail con il suo intervento a rgrozio@libero.it, scrivendo nell'oggetto: GO!