Genova. Tempi duri per le riviste. E' sempre stato così. Nascono, muoiono, si moltiplicano spariscono, risorgono. Personalmente - a chi non è capitato almeno una volta - ne ho lanciate tre o quattro, una sola delle quali ha varcato la fatidica soglia dei cinque.
Questa volta però è successo qualcosa di completamente diverso.
Non è successo proprio niente.
Il primo numero, per banali questioni editoriali, non è mai uscito. Con delusione e disappunto dei numerosi intellettuali e personaggi cittadini coinvolti. Alcuni di loro avevano già addirittura inviato i pezzi per il primo numero.
Fatica sprecata? No, non credo. Nessuno spreco, nessun dispendio inutile di energie e intelligenze. Il progetto di
GO. La cultura che cambia la città è più che mai attuale e vivo. Approda ora, grazie a mentelocale.it, sul web e domani chissà...
Nel frattempo si è creato un gruppo informale di discussione che si riunisce settimanalmente per confrontarsi, in un'atmosfera vivace e un po' scapigliata, sui temi della rivista.
Ma qual è la sfida, l'obiettivo di GO? E' di fronte agli occhi di tutti il
profondo cambiamento vissuto in questi ultimi anni dalla città di Genova. Mai si erano visti tanti visitatori passeggiare con cartine e guide e soprattutto fermarsi con il naso in su ad ammirare quei capolavori che noi genovesi non degniamo neppure di uno sguardo. Neppure distratto.
Il Porto Antico, soprattutto nei giorni di festa, somiglia sempre più alla Costa Azzurra.
Via San Lorenzo solcata dai gruppi di turisti organizzati, cerniera fra
rive droite e
rive gauche rappresenta il simbolo di questa rinascita. Così some Strada Nuova, con i suoi musei che cominciano a macinare numeri di tutto rispetto, impensabili una decina di anni fa. Per non dire di via Balbi, semi pedonalizzata - forse ci vorrebbe più coraggio - con Palazzo Reale e gli altri splendidi edifici storici.
Ma il cambiamento a cui alludiamo non si esaurisce solo qui, nella riqualificazione e valorizzazione del patrimonio storico artistico di una città che solo di recente ha scoperto la cultura.
No, il
mutamento riguarda soprattutto quel ricco tessuto di attività commerciali, bar e ristoranti
in primis, che sono sbocciate in gran quantità negli ultimi anni principalmente nel Centro storico, dando vita a quel fenomeno battezzato giornalisticamente col termine
movida.
Caratteristica comune di tutte queste iniziative l'
associare divertimento e cultura con un mix originale che ha visto proliferare, nei diversi locali, scaffali librari, palcoscenici teatrali, sale espositive. Per non dire della musica, tradizionale ospite, dai tempi ormai storici del piano-bar, dei pubblici esercizi.
L'osmosi culturale che ha trasmesso dalle aule di Balbi a tutto il Centro storico uno stile e un gusto affatto nuovo per una città tradizionalmente appartata e "incolta" rappresenta quella
corrente calda che ha vivificato carruggi e piazzette, disseminando ad ogni angolo bistrot, ristorantini, enoteche e vinerie.
Protagonista di tale rivoluzione
una classe intellettuale progressista, delusa dalle utopie sessantottesche e dal nichilismo dei vari post, che ha deciso di investire sulle certezze di un buon bicchiere di nero d'Avola e di un buon filetto al pepe verde. Il tutto sapientemente annaffiato con presentazioni di libri, spettacoli teatrali, mostre d'arte e tanta tanta musica.
Questa è la trama antropologica sulla quale sono germinate numerose nuove esperienze culturali come il Festival della Scienza, della poesia e quello musicale del Mediterraneo, il Suq, Genova Filmfestival, Goa Boa, e tante altre iniziative di vario livello e natura. Eventi cadenzati nel corso dell'anno, che affiancati alla consueta programmazione dei numerosi teatri cittadini, garantiscono giornalmente
una ricca offerta di intrattenimenti impegnati e divertenti.
Anche l'Università sempre più si apre con sortite a tutto campo, mentre fervono le iniziative di nuovi circoli come I Buonavoglia e il Maestrale. Accanto a quelle storiche si moltiplicano le Fondazioni private:
Garrone, Schiffini, De Ferrari. Così come sbocciano nuove esperienze editoriali come quelle dei Fratelli Frilli e di Liberodiscrivere. Per non dire dell'attivismo di Fnac e Feltrinelli.
La città del sapere pervade sempre più la vita di tutti i giorni, segnatamente l'universo giovanile, vero protagonista di questa piccola grande rivoluzione.
Di tutto ciò vuole parlare
Go. La cultura che cambia la città non tanto con l'intento di storicizzare esperienze ancora in divenire, ma con la finalità di sviluppare un ampio dibattito attorno ai cambiamenti in atto.
Attendiamo fiduciosi. E vai...
Riccardo Grozio
Chiunque volesse partecipare al dibattito, invii una mail con il suo intervento a rgrozio@libero.it, scrivendo nell'oggetto: GO!