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Anche l'entroterra è rock nell'attuale scena emergente genovese, e se le corde vocali sono queste c'è solo da esserne felici. Il
rural-indie degli
Adele è sincero e coinvolgente:
Genovatune ha fatto quattro chiacchiere con
Marco, chitarrista della band.
Prima di tutto: chi sono gli Adele?
«Sono 4 ragazzi che vivono tra Genova e l'entroterra, provano in una saletta di un paesino chiamato Besolagno e suonano
indie rock. Due studiano, gli altri lavorano. Abbiamo età variabili e tanti interessi in comune».
Quanto il vivere in una piccola città di campagna ha influenzato la vostra musica?
«Essendo rimasti fuori dal giro genovese per buona parte della nostra esistenza abbiamo meno mestiere di altri, ma anche più istintività. Ci sono pro e contro: senza dubbio noi ci troviamo bene a vestire gli abiti della band musicalmente un po' fuori dal giro. Il nostro
indie rock può non risultare perfetto né conforme ai canoni tradizionali del genere. Ma questo, a nostro avviso, lo rende più personale ed interessante».
Come create la vostra musica?
«Il nostro scopo è quello di ottenere pezzi più o meno articolati, ma utilizzando strutture molto semplici. Ci interessa puntare più sulla nota giusta che sui virtuosismi. D'altra parte, cerchiamo di variare e di comporre cose sempre diverse».
Cosa pensate dell'attuale stato della musica a Genova?
«Personalmente mi diverto molto ad andare in giro per concerti a Genova. Ci sono tante band di indubbio valore in giro. In alcuni casi l'offerta musicale mi pare più alta della domanda. Non voglio discutere i gusti della gente, ognuno è libero di fare ciò che vuole del proprio tempo. Però mi sento di consigliare a tutti di seguire i gruppi che girano nei locali: si possono fare scoperte piacevoli dal punto di vista musicale, e magari conoscere persone interessanti con cui scambiare due parole».
A cosa vorreste che le canzoni degli Adele facessero da colonna sonora?
«Mi piacerebbe che non venissero legate ad un posto o ad un contesto unico: piuttosto sarei curioso di sapere che qualcuno ascolta i nostri brani andando in giro con un lettore mp3 passando attraverso luoghi e situazioni slegate dal contesto in cui sono state concepite».
Per finire, se vi venisse chiesto di suonare davanti a un personaggio pubblico chi scegliereste e che canzone gli dedichereste?
«Non saprei. La questione è molto triste perché, prevedendo di poter ricevere una domanda simile, avevamo scritto una canzone apposita (
Tu che te ne vai), però ora il suo utilizzo risulterebbe troppo banale».
Daniele Guasco