Genova. Uno strano destino quello di
Cristoforo Colombo. Navigatore amato e odiato, tirato per la giacchetta da genovesi e spagnoli che ne rivendicano i natali; idolatrato e dimenticato alternativamente negli ultimi cinque secoli.
Sono infatti cinquecento gli anni trascorsi dalla sua morte: la sua vita, per certi versi ancora molto misteriosa, e la sua eredità continuano a far discutere.
Venerdì 19 maggio, nell'ambito del convegno
Genova Europa Mondo. Cristoforo Colombo è stato presentato il volume
L'avventura di Colombo. Storia immagini mito a cura di
Gabriella Airaldi ed
Elema Parma. Il libro tenta di accendere una luce diversa sul personaggio.
«Il problema era trovare qualcosa di nuovo da dire su Cristoforo Colombo - dice
Vincenzo Lorenzelli, presidente della
Fondazione Carige, che ha pubblicato il volume - così si è deciso di
analizzare il modo in cui la sua figura è stata letta in questi cinque secoli».
Una ricerca che parte dai documenti, attraversa le immagini - studiando l'iconografia legata al navigatore - e butta un occhio al mito, un elemento che ormai fa parte dell'immaginario legato a Colombo.
Juan Jil, storico dell'Università di Siviglia, chiarisce come mai la sua eredità sia così oscura. «Il fatto è - dice Jil - che esistono almeno tre Colombo: il genovese, lo spagnolo e il portoghese».
Già, sulla natalità genovese lo storico spagnolo non ha dubbi. Ma Colombo parte da Genova senza essere nessuno (o quasi), e raggiunge la fama in Spagna, ragion per cui dopo vari anni cambia il nome in
Cristobal Colon e rinnega la propria lingua, le origini.
Anche sull'ascesa di Colombo il volume di Airaldi e Parma toglie qualche velo: lungi dall'essere un poveretto che si mette in barca per una scommessa,
Colombo era in realtà lo skipper delle famiglie più potenti del genovesato: «vere e proprie multinazionali dell'epoca», dice Jil. Come i
Fieschi: «ombra potente che lo seguì sempre». Tanto che Bartolomeo Fieschi affrontò con Colombo il viaggio del 1502 e assistette il navigatore in punto di morte.
Ciò che continua a stupire di Colombo, secondo Jil, è una
straordinaria tenacia, e una spiccata tendenza alla comunicazione. «La sua famosa
Lettera della scoperta venne inviata a tutti, ma proprio a tutti», dice Jil. E poi aggiunge maliziosamente: «forse perché doveva mantenere i privilegi acquisiti nelle nuove terre, anche se aveva sbagliato continente».
L'avventura di Colombo raccoglie inoltre il frutto di un'approfondita ricerca iconografica sul personaggio. Le immagini del navigatore seguono l'altalena delle opinioni su di lui: idolatrato come scopritore di un mondo nuovo, odiato in quanto primo esponente del colonialismo imperialista. Si tratta di uno studio molto approfondito, che potrebbe essere utilizzato come testo universitario in un prossimo futuro.