È passato esattamente un anno.
Domenica nera, l'ultimo libro di
Claudio Paglieri, usciva nelle librerie e noi lo recensivamo. Non ci saremmo mai aspettati, dodici mesi dopo, di fargli questa telefonata.
Il fatto è che nelle pagine di
Domenica nera si legge la storia di un
pasticciaccio brutto der carcio: un giallo che inizia con un arbitro appeso per il collo negli spogliatoi e prosegue con un'indagine che scopre un sacco di marcio nel mondo del pallone. Dirigenti di società, arbitri, selezionatori, tutti coinvolti. Un bel casino insomma, proprio come quello che sta succedendo in questi giorni.
Subito dopo il
terremoto-Moggi, Claudio ha iniziato a ricevere SMS, telefonate e email a raffica da amici e conoscenti - come scrive in un articolo del 9 maggio 2006 sul Secolo XIX, giornale per cui lavora - che lo accusano scherzosamente di aver tirato fuori il caso per vendere più copie, oppure si complimentano per la sua chiaroveggenza.
È il suo momento Nostradamus. Lo abbiamo chiamato e ci siamo fatti dare anche i numeri del lotto. Non si sa mai, avesse qualche potere strano.
Insomma Claudio, scrivendo un libro sul calcio malato, hai fatto bingo. Te lo aspettavi?
«La situazione era chiara da tempo. Nell'ultimo periodo si era arrivati a un punto di non ritorno. I protagonisti del mondo del calcio erano diventati troppo arroganti, troppo spudorati».
Nel tuo articolo dici che hai scritto quello che tutti sapevano. Ma all'epoca pensavi sul serio che il caso sarebbe scoppiato?
«Lo speravo. D'altra parte da tanto tempo non succedeva niente. Io ho provato, a modo mio, a rendere pubblica una situazione disastrosa».
Bene. E ora che succederà?
«Beh, intanto stanno già succedendo un po' di cose. Non è mica poco. Il rischio è che troppa gente sia coinvolta, per cui alla fine diventi difficile scegliere chi punire e chi no. In ogni caso questo è una sorta di anno zero: non si può più tornare indietro, come se niente fosse. Certo, il nostro calcio ha alcune malattie congenite, ma questa è una buona occasione per ricominciare daccapo».
Se ti chiedessero una cura, cosa proporresti?
«Sorteggio integrale arbitrale, moviola in campo e un tetto agli stipendi. Come già succede in altri paesi».
Eppure, come tu stesso hai scritto, l'intera storia del soccer è intrisa di truffe.
«Certo, dal calcio scommesse in poi è pieno di episodi del genere. Il fatto è che prima, una volta venute alla luce le magagne, non succedeva niente. Oggi non si può più fare finta di nulla».
Intanto, a prescindere dall'attualità,
Domenica nera va bene, è tra i
finalisti del Premio Bancarella e con tutta probabilità verrà ristampato.
L'ultima volta che ci siamo sentiti ci hai detto che non era escluso un sequel. Hai già qualche idea?
«Ho intenzione di portare avanti la storia del commissario Marco Luciani (il protagonista di
Domenica nera n.d.r.) ma basta calcio. Speriamo di scoprire un caso in qualche altro settore!». Beh, visti i precedenti, teniamoci in contatto.