Leggi le altre puntate del viaggio nell'Islam di Alessio Balbi
Il Cairo. Il risveglio è tragico: il mio maledetto iPod si è bloccato durante il trasferimento delle foto. Questo implica un'autonomia limitatissima per i prossimi quindici giorni. Maledico Apple, la sua "stabilità", i suoi seguaci e tutte le mele morsicate.
Alle nove sono pronto per partire e decido di prendere un taxi per mezza giornata. Il taxista - come tutti al Cairo - prova in un primo momento a chiedermi tantissimo ma poi cambia idea molto rapidamente.
È un baratto particolare, perché una volta capito il giochino è quasi sempre il committente a fare il prezzo.
Attraversiamo la desolata periferia, dove tutte le case sono in mattone non intonacato. Entriamo in un'oasi lunga decine di km che ci condurrà a Sakkara. Questo sito archeologico è al confine tra il deserto e l'oasi ed è netta la linea di delimiazione tra la sabbia e le palme.
A Sakkara vedo il primo monumento in pietra della storia: risale a 4.500 anni fa ed è una piramide a gradoni decisamente maestosa. Degni di nota inoltre affreschi e bassorilievi in ottimo stato vista la veneranda età. Per poter scattare qualche foto - rigorosamente senza flash - devo passare qualche soldino al guardiano, che allora decide di farmi pure da cicerone e, ironia della sorte, mi indica un affresco del faraone mentre beve di gusto
una buona e sana birra già allora bevanda sacra (avevo letto qualcosa a riguardo di recente sul Secolo XIX: ma questo è un altro discorso!).
Dal deserto si riparte, destinazione la mitica
piana di Giza. Ricordo di averne scoperto l'esistenza da piccolo all'interno del vinile di
Dark side of the moon dei Pink Floyd. Da allora ho sempre provato un gran fascino per le tre piramidi della piana, Cheope, Chefren e Micerino.
L'arrivo è di grande impatto: girando l'angolo di un palazzo mi trovo sfinge e piramidi imperiose davanti a me.
Questa immagine da cartolina è di quelle che rimangono stampate in mente tutta la vita.
Mi accorgo soltanto adesso di aver realizzato il mio personalissimo poker completando quelle che sono per me le opere straniere dell'antichità più importanti al mondo:
Macchu Picchu in Perù,
Chichen Itza nello Yucatan,
Angkor Watt in Cambogia e appunto le piramidi egizie.
Il benvenuto è dato dalla Sfinge. Non è poi così grossa, tende a scomparire rapportata alle piramidi ma ha un suo fascino tutto particolare: l'espressione misteriosa di questo leone dal volto di faraone mi ipnotizza per alcuni minuti.
La prima piramide che vedo è quella di Cheope: maestosa, altissima, imponente, le quattro pareti non sono lisce ma son formate da piccoli gradoni invisibili in lontananza. La punta è leggermente smussata, l'altezza arriva a
160 metri e vista la pendenza delle pareti non riesco proprio ad capire come possa esser stata costruita. A tal proposito studi recenti ci riferiscono che non furono gli schiavi gli esecutori materiali ma la popolazione, che durante l'inondazione del Nilo si trasferiva a lavorare qui. Sembrerebbe proprio la prima forma di occupazione tramite lavori pubblici!
La seconda piramide, quella di Chefren, ha la stessa altezza della prima ma la punta meglio conservata. La terza è più "piccolina".
Nella seconda riesco ad entrare dentro:
esperienza pesantina se come il sottoscritto si soffre di claustrofobia e se si ha dietro un'orda di ragazzini arabi dalle grida un po' moleste. Dopo una porticina parte una piccola galleria di 1 metro per 1 metro dove si scende scomodamente accucciati.
Durante la discesa il caldo-umido aumenta incredibilmente e l'aria si fa pesantemente viziata. Percorsi a passo di carica i 50 interminabili metri ho un leggero calo di pressione, probabilmente a causa dell'aria. Faccio finta di nulla e proseguo, anche perché adesso si va avanti in posizione eretta per quasi cento metri in piano. Poi altri 50 ripidissimi metri di salita accucciati in galleria un metro per un metro: alla fine, un po' provati,
si arriva nella stanza del faraone, una stanza buia mediamente grande e caldissima, con in fondo il sarcofago vuoto del faraone. Un'iscrizione dice che è stato un italiano a scoprire questa tomba.
Uscito da questa particolare esperienza
decido di andare a fare una passeggiata nel deserto: davvero rilassante e piacevole. Mi colpiscono i cammelli ed i cavalli scendere giù dalla collina delle piramidi, rincorrendosi sulla sabbia come fanno gli sciatori giù dalle montagne.
Mi passa l'ora ed esco per ultimo dal sito. Ritorno in città guardando per l'ultima volta il Nilo e dirigendomi all'aeroporto con un taxista totalmente pazzo. Del Cairo sicuro non rimpiangerò il modo di guidare, soprattutto dei taxisti!
Sul pullman che ci porta all'aereo per lo Yemen sono l'unico occidentale. Mi fissano tutti e devo ammettere che, anche se solo per un poco,
non mi sono sentito proprio a mio agio.
[continua...]
Alessio Balbi
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Leggi il resoconto del viaggio in Egitto del nostro redattore Daniele Miggino