Genova. Un corridoio grigio e scuro avvolge completamente il visitatore. Sembra lo spazio interno di un ospedale, con immagini alle pareti che evocano grigi paesaggi urbani. In fondo si trovano un lettino e alcuni strumenti medici, ma anche un'antica, misteriosa porta. Basta aprirla per immergersi in un mondo nuovo, completamente diverso, fatto di acqua, luci, piante, colore e profumi. Si tratta dello spazio dei Giardini per Curare, "di scena" all'Euroflora (poco dopo l'entrata, sulla sinistra, vicino al mare); un progetto corale, presentato dal Dipartimento Polis dell'Università di Genova e la Fondazione Gerolamo Gaslini e progettato da Ambra Perdetti-Burls, ecoterapeuta, Francesca Neonato, agronomo paesaggista, Studio Architetto Buffoni e da Maria Grazia Bruno, artista, con la collaborazione di Orion, Edilcromo, RS Service, Floema, Marotta Macchine e la Cooperativa Sociale La Quercia.
Le piccole dimensioni del giardino non riducono l'effetto suggestivo. Basta infatti la presenza di un ambiente verde, rilassante e silenzioso per indurre una sensazione di pace e benessere. Un recente studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti evidenziato come un gruppo di ricoverati in ospedale abbia bisogno della metà di dose analgesica, a parità di patologia, se dalle finestre della camera vede del verde invece che il muro di un edificio. E non solo; il contatto con la natura ha anche un ruolo nel ridimensionare alcuni disturbi tipici di chi vive in città, quali eccessivo stress, irritabilità e ansia.
«Bastano pochi metri quadrati di verde ben progettato per avere immediati benefici - dice Francesca Neonato, una delle progettiste. E' possibile allestire uno spazio di questo tipo in un terrazzo o un balcone». Qui ad Euroflora i Giardini per Curare ospitano anche un laghetto, sulle cui sponde si trova un grande airone cinerino, una curiosa scultura realizzata da Maria Grazia Bruno. Lo studio degli spazi e la scelta delle piante consente di nascondere quasi per intero il paesaggio urbano circostante: un filare di salici maschera i capannoni della fiera, e piante della macchia mediterranea nascondono un muretto. Più in basso fioriture ed erbe aromatiche arricchiscono la percezione sensoriali e attirano api e farfalle. Recentemente hanno fatto la loro comparsa anche le libellule, attirate dal piccolo stagno.
I giardini per curare sono nati sulle scia della Horticultural Therapy (prendersi cura di un orto per migliorare il proprio stato fisico e mentale) in Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna; in Italia hanno cominciato a diffondersi a partire dagli anni novanta. «Ad oggi, tuttavia, manca una forte integrazione tra la terapia medica e quella in giardino. Sono spesso entità gestite separatamente - continua Neonato. In questo senso, quindi, l'iniziativa della Fondazione Gerolamo Gaslini, che ha progettato un percorso didattico-riabilitativo per bambini presso il Complesso della Castagna di Genova Quarto, è davvero pionieristica». Sarebbe tuttavia sbagliato attribuire al giardino un potere curativo di per sè. «Certo non bastano due passi su un prato per guarire. Lo strumento "giardino" va infatti gestito da personale preparato, che segua i pazienti, assista nella progettazione degli spazi e possa trasformare l'uscita in un esperienza rasserenante e positiva, utile alla guarigione». A chi fosse seriamente interessato a questi temi è dedicato un Corso di Ecoterapia, dal 2 al 5 maggio 2006, che si terrà presso la facoltà di Architettura di Genova (qui il ). L'iniziativa formerà nuovi ecoterapeuti e si rivolge a studenti, insegnanti, così come a medici, infermieri, psicologi e architetti. «Si tratta di programma molto completo - dice Ambra Pedretti-Burls, che terrà le lezioni assieme a Francesca Neonato. Intendiamo presentare un nuovo approccio alla natura: una terapia che porta benefici alle piante e gli animali che sono oggetto dell'attenzione dei pazienti, che a loro volta ricavano fiducia e benessere da questa profonda interazione. E' un rapporto paritario a due vie, che mira a sviluppare nuove sensibilità».