Le fotocose sono una via di mezzo tra immagine e oggetto, anzi ne sono la sintesi. L'idea è venuta a
Patrizia Traverso - fotografa per passione da una vita - durante un viaggio nel deserto libico.
Alla suo ritorno aveva qualcosa come
duemila scatti in saccoccia, da cui è uscita una prima collezione attualmente in esposizione presso
Ar.Con - Arredamenti Contemporanei (via Santa Zita 19b rosso - Genova, 010 564583). Nel piacevole showroom di Salvatore "Turi" Del Noce e Simona Miragoli, le immagini sembrano stare a casa loro, tra oggetti di design e mobili dal disegno innovativo. E infatti ne ha già vendute parecchie.
Il lavoro di Patrizia consiste in una serie di immagini a cui accosta un oggetto. Si viene a formare un
quadro composito in cui la foto ha una protesi al di fuori di sé. In una c'è un albero in mezzo alle dune, con una tazzina e una teiera, in un'altra un sentiero di pietre finisce con una pietra vera, posta di fianco alla foto. Come ti vengono gli abbinamenti? «A sensazione - risponde Patrizia - il quadro con la tazzina, per esempio, mi ricordava il tè nel deserto (dal film di Bernardo Bertolucci n.d.r.».
Il
deserto libico parla da sé, con i suoi paesaggi incommensurabili. Ma Patrizia tiene a precisare che le fotocose non sono come dei
souvernirs da accollare alla foto dopo un viaggio. «Il fatto che abbia iniziato a farle lì è una coincidenza, è stato un viaggio che mi ha segnato profondamente, ma ho intenzione di continuare a fare fotocose con altri soggetti».
La Libia era una meta che cercava da tempo. Viaggiatrice incallita, voleva stare in mezzo alla dune, quelle vere del Sahara. Appena atterrata a Tripoli ha raggiunto la zona dell'
Akakus nel sud del paese, nota per le montagne di sabbia da sogno e per la presenza di antiche pitture rupestri. «Per tutto il tempo del viaggio sono stata lì, ho anche pernottato in alcuni accampamenti fissi, dormendo in tenda», continua Patrizia.
Quest'avventura ha segnato per lei una specie di rinascita. La
libreria Tormena di Palazzo Ducale, dove lavorava da circa dieci anni e che sentiva una sua creatura, ha chiuso alla fine del 2003. «È stato un brutto colpo», dice.
Ma questa, insieme all'esperienza precedente nel campo della grafica e dell'arredamento, l'hanno aiutata molto a concepire questo progetto: «avendo avuto a che fare con prodotti di design, sicuramente l'oggetto per me ha un significato particolare», continua Patrizia. In effetti la "fotocosa" diventa a suo modo un
oggetto completo, fatto da un'immagine, una cosa e l'universo di sensazioni che quel connubio si porta dietro.
Nonostante sia una fotografa della vecchia guardia, di quelle che hanno iniziato con il rullino, spezza una lancia a favore del digitale: «I puristi sottolineano l'unicità della fotografia tradizionale, ma a me piace tantissimo lo
spazio artistico lasciato aperto dal digitale. Conmsidero l'elaborazione dell'immagine un valore aggiunto».
Se passate da via Santa Zita, potete vedere di persona i lavori di Patrizia, e magari comprarli (costano 200 Eu l'uno).
I prossimi progetti? Non si sbottona troppo, ma alla fine qualcosa ce lo anticipa: «Credo che, chiusa la serie "deserto", continuerò a creare fotocose incentrate su temi di natura e architettura; poi lavorerò sulle ombre, un soggetto che mi attrae da molto tempo».
Per informazioni scrivete a patrizia_traverso@fastwebnet.it
Guarda la fotocose di Patrizia Traverso