Genova. Il 2006 è l'anno di Pinocchio. Dopo quello di Tonino Conte, l'Archivolto ne propone un altro dal risvolto solidale. Giovedì 20 aprile 2006 (repliche venerdì 21 alle 10.30 per le scuole, e sabato 22 alle 18.00) presso il Teatro Modena, va infatti in scena Pinocchio nero, uno spettacolo ideato dal regista Marco Baliani, promosso da e dal Teatro delle Briciole di Parma con il sostegno della Fondazione Garrone. La rivisitazione della favola di Collodi ha come protagonisti i ragazzi di strada di Nairobi; dopo una tournée che ha riscosso un notevole successo lo scorso anno, Genova è la prima tappa del tour italiano 2006.
«Il Pinocchio di Collodi venne scritto per un'Italia povera - dice Marco Baliani - ma col passare del tempo, cambiate le condizioni del paese, è mutata anche la nostra percezione della favola. Oggi preferiamo il Pinocchio ribelle, e tutto sommato - vedi Benigni - quando diventa bambino ci dispiace un po'».
Con la rappresentazione dei bambini keniani - vincitrice del Premio Ubu 2005 - si torna invece al significato originario: «perché - prosegue il regista - laggiù essere normale è ancora un'impresa».
Ma è anche uno spettacolo bello, in cui - Baliani ne è certo - ci si dimentica chi sono veramente gli attori dopo cinque minuti. «L'unico momento in cui la realtà ritorna prepotentemente è quando uno di loro dice: "Che brutta malattia è la fame!". Oggi solo un bambino africano può dire ancora questa frase».
A prescindere dalla storia - che conosciamo bene e di cui sarà curioso scoprire gli arrangiamenti del caso, la bravura dei piccoli attori - la bontà di questa iniziativa si vede soprattutto da quello che succede fuori dal palco.
Solo a Nairobi ci sono centomila ragazzi di strada; ogni giorno muoiono 600/700 adulti di Aids, gli orfani aumentano vertiginosamente. Questi bambini rimangono soli, finiscono nel vortice della droga e della criminalità. La stessa società li rifiuta, chiamandoli letteralmente "spazzatura" in dialetto swahili.
«Le cose belle del teatro si fanno quando il teatro è necessario», dice Pina Rando, direttrice dell'Archivolto. A quei bambini destinati all'inferno, questo spettacolo ha dato un lavoro, una casa, la scuola. Dal 2002, anno in cui è iniziato il progetto, molti attori sono tornati a casa, altri sono subentrati a loro. Insomma, quello che si dice un circolo virtuoso.
L'Amref, che da cinquant'anni si occupa si assistenza sanitaria in Africa, ha fatto uno strappo alla regola dandosi al teatro. «Senza salute non può esserci sviluppo - dice Thomas Simmons, direttore di Amref Italia - ma la soluzione dei problemi risiede nella società stessa, non in aiuti dall'esterno». La cultura ha già dato i suoi frutti: «Per la prima volta questi ragazzi sono stati tolti dalla strada, sono accettati». È una goccia nel mare, ma da qualche parte bisogna iniziare, aggiunge Baliani.
Per l'Archivolto il teatro necessario non finisce qui: sabato 1 aprile va in scena L'America non esiste. Io lo so perché ci sono stato: laboratorio teatrale della Comunità di San Benedetto al Porto di Don Gallo. Seguirà un altro spettacolo con le detenute del carcere femminile di Pontedecimo e uno con il gruppo di ragazzi con problemi psichiatrici del professor Giusto.
Infine, venerdì 21 aprile - presso il Castello D'Albertis (corso Dogali) - verrà presentato il film documentario Pinocchio nero, che racconta lo sviluppo del progetto. Non è finita, anche Vodafone partecipa: mandando un sms al numero 48575 si può devolvere 1 Eu all'Amref per una raccolta fondi che servrà a finanziare il tour dello spettacolo.