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Cultura

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Hanno distrutto New York. Hanno massacrato milioni di umani. Sono Morb, contro di loro un solo uomo. Il suo nome: Brad Barron. Era il 1950
 
   

     
30 marzo 2006
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di
Francesco
Cascione
   
Brad Barron
© foto: Sergio Bonelli Editore
Cosa sarebbe successo se, finita la 2a Guerra Mondiale, il pianeta fosse stato invaso da alieni brutti, sporchi, cattivi e bastardissimi? Come avrebbe reagito il mondo? Quali le possibilità di salvezza per il genere umano?

La risposta a questa serie di domande è ovvia. Ci avrebbero conquistato, annichilito e annientato.
Così comincia Brad Barron, la miniserie sceneggiata da Tito Faraci che racconta, utilizzando una fantascienza a ritroso, di un'umanità al crepuscolo in cui i cattivi sono tanto cattivi e il buono è un eroe solitario, coraggioso e praticamente indistruttibile, uno di quelli che alla fine vincono sempre. Un vero eroe anni cinquanta.

Affrontare un tema come quello dell'invasione aliena non è una cosa facile. È forse l'argomento più usato e abusato nella storia della letteratura di fantascienza. Tanti i libri, tanti i fumetti, troppi i film.
La novità di Brad Barron sta nell'aver calato il protagonista in un periodo lontano, in un mondo che non è il nostro pur essendolo, e soprattutto nella costruzione di storie anni '50 riviste e rinfrescate da un occhio che guarda dall'alto del suo terzo millennio.

Ma parliamo del protagonista. Brad è un biologo, ex soldato reduce dallo sbarco in Normandia. Ricorda lo Schwarznegger di Predator con una laurea. Logorroico e letale. Ha una famiglia anni '50, una bimba anni '50 e una bellissima moglie anni '50 con tanto di acconciatura tipo Vita da strega.
Dagli alieni è conosciuto con una sigla, Numero 9 ed è, ovviamente, il loro nemico pubblico numero uno (o nove). I Morb sono lucertoloni organizzati in caste guidati dall'Unico, una grossa testa di rospo con caratteristiche simili a quelle di un'ape regina. Hanno poteri mentali ma non sono particolarmente svegli. Parlano prima di sparare e si fanno sempre fregare dal buono.
Le storie, legate da una trama più vasta ma allo stesso tempo indipendenti l'una dall'altra, catturano l'attenzione e tengono ancorati alle tavole fino a all'ultima pagina. Sono divertenti e appassionanti.
Faraci e la una squadra di disegnatori riescono, di storia in storia, a spaziare tra generi apparentemente distanti, dal wester all'horror, riuscendo a mantenere un'ottima coerenza di insieme.

I numeri che compongono la serie saranno 18 - l'epilogo è atteso per ottobre - e attualmente hanno appena effettuato il giro di boa. Quindi avete tutto il tempo di rimettervi in pari.
Nel numero ora in edicola, Il culto del dolore, la situazione per la Terra non è migliore che all'inizio ma qualche piccolo passo il Nostro, in viaggio alla ricerca di moglie e figlia, disperse, lo sta facendo.

Per tipologia, formato e caratteristiche si presta molto ad un lettore non abituale che magari, costretto ad uno spostamento di una quarantina di minuti, ha voglia di leggere qualcosa di nuovo anche se non troppo. I lettori che invece ci tengono ai diciotto avranno anche una sorpresa. Le costine riproducono, pezzo per pezzo, il faccione dell'eroe.
Tutto fa supporre che, a faccia conclusa, la situazione della terra sarà migliore.
I buoni vincono e i cattivi perdono. Sembra che queste cose, negli anni 50, succedessero. Oggi sarebbe solo fantascienza...

Consigli per gli aquisti. Brad Barron è un fumetto sul mercato da solo un anno. Recuperare i numeri vecchi è semplice ed economico. Se siete incuriositi sappiate che Brad Barron raggiunge le edicole tra il 6 e il 10 del mese. Se vi capita, spendete con gusto i 2,50 Eu previsti, non è una gran cifra per conoscere il destino della Terra, no?
 
 
 
 
 
 
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