Premessa:
Hammer è stato probabilmente
il miglior fumetto di fantascienza degli anni novanta.
Ora vi racconto perché.
Quando alla
Fiera del Fumetto di Lucca del Novembre del 1994 vidi il
Numero 0 ero curioso. Stava nascendo, edito dalla
Star Comics, un nuovo fumetto di fantascienza. Erano anni d'oro per i fumetti; un albo costava
2700 Lire, 1 Euro e 40 centesimi del nuovo
amatissimo conio.
Era un periodo di grande sperimentazione per il balloon nostrano e si esploravano strade che lo avrebbero cambiato in meglio dopo un lungo periodo di staticità.
In questo contesto, Hammer era ricerca, originalità e soprattutto qualità lontana dalla
Bonelli. Una grande sfida insomma.
La squadra che assemblò astronave, equipaggio e viaggi era formata da disegnatori di talento: Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi (in arte
Majo), Luigi Simeoni, Andrea Mutti e Stefano Vietti. Il risultato era tanto eccellente che la chiusura prematura lo ha trasformato in un vero e proprio cult.
Hammer demolisce gli schemi classici. Nessuno è
Il Capo tanto che protagonista è l'astronave, non l'equipaggio. Quest'ultimo comincia a formarsi solo a partire dal secondo numero,
La Caccia, forse il più bello della serie.
I tre protagonisti della serie: Helena, Colter e Swan non sono bravi ragazzi. Quando li incontriamo la prima volta sono tutti e tre incarcerati su una stazione orbitante. Nessuno è vittima di errori giudiziari, sono colpevoli. Punto. Non sono
politically correct e soprattutto quel gran
fetentone di Colter, piccolo, sporco e cattivo, è odioso, e per questo lo si ama alla follia.
La novità era proprio questa, finalmente c'erano eroi che vivevano di espedienti, personaggi
noir in giro per la galassia.
I tre compagni di sventura scoprono, attraverso i poteri cibernetici di Helena, un'hacker formidabile, di essere ingabbiati in una realtà virtuale. Vi ricorda qualcosa? Pillola blu o pillola rossa?
Quando nel 1999 incontrammo il primo episodio di Matrix il
deja-Vu fu tale da folgorarci. Io e i miei amici, conoscevamo la
Matrice prima della famiglia
Wachowski. Fu come scoprire il treno ai tempi di Leonardo, avete presente
Non ci resta che piangere?
La domanda che molti a questo punto si fanno è: come è possibile che un fumetto di qualità e unico nel suo genere, se si esclude il bonellinano
Nathan Never abbia chiuso i battenti dopo solo tredici mesi?
Ovviamente per colpa di
Nathan Never.
I maligni raccontano che la Bonelli non volesse concorrenza e che per questo fece agli autori
un'offerta che non potevano rifiutare: passare in blocco ad occuparsi di Nathan Never.
La verità è - raccontano gli autori - che la
Casa delle idee avrebbe garantito un trattamento che alla
Star - in riduzione di budget - veniva a mancare.
Fatto sta che la squadra che aveva messo su Hammer si trasferisce in blocco all'
Agenzia Alfa. Il congedo è una grande storia corale di forte impatto:
L'ultimo sogno vede infatti all'opera 3 sceneggiatori e 5 disegnatori.
Dopo un anno, i nostri tre eroi si dividono e ognuno va per la sua strada.
Forse un giorno si rincontreranno: nel frattempo, ogni tanto, prendo la pillola rossa e vado nella tana del
bianconoglio assieme a quelle tre incredibili canaglie.
Consigli per gli acquisti:
Hammer non è rintracciabile nell'uffico arretrati
Star Comics. Vista tutta l'acqua che è passata sotto i ponti le bancarelle sono un'ottima alternativa a vaglia, raccomandate e prezzi maggiorati.
In Piazza Colombo e nelle librerie specializzate troverete i
13 albi a poche decine di centesimi. Il vero affare in questi casi è sempre in agguato.
Tutta la serie a meno di 10 euro non è solo un sogno, ma una possibilità, soprattutto se si conoscono i negozi giusti e si ha voglia di una sana negoziazione, sempre consigliata per divertimento e risultati.
Buona Lettura!!