La Zona Marginale non può esimersi dall'intervenire nel confronto, qui su mentelocale, tra
Tittyna (a.k.a. Tiziana Cerquetti) e le idee del
Prof. Sanguineti circa il senso del Blog. Come avrebbe detto Norman Mailer, il Blog è Hip, chi lo critica è square. Poiché la Zona Marginale è aliena da qualsiasi quadratura, lo schieramento di campo è automatico. Atto dovuto.
E' vero che il Blog di chi racconta onanisticamente le proprie banali giornate è un'invocazione all'omicidio del suo autore, che spesso dovrebbe leggere ed imparare i congiuntivi, piuttosto che scrivere belinate. Ma è anche vero che, come recita il Primo Emendamento (o il Secondo, o quel che l'è) ognuno ha il suo sacrosanto Diritto alla Parola, così come ha il suo personalissimo Diritto alla Ricerca della Felicità. E già questo
sounds good. Per altro, oggi il Blog è anche giornalismo e letteratura alternativi, e sarebbe miope appiattirlo sui suoi modelli più banali e foruncolosi.
Inoltre, chi può affermare che una forma di espressione, qualunque essa sia, deve essere incoraggiata ed un'altra censurata? Certo, Shakespeare non è uguale ad una stanza di scimmie che battono sui tasti, ma i blogger hanno tutto il diritto di esprimersi, anche perché, come ben sa chiunque scriva, prima di riempire una pagina e di farla valutare nessuno sa se è Shakespeare o una scimmia.
Per altro, a parte il lavoro professionale della Redazione, in fondo che cosa è mentelocale.it? Forse che ognuno di noi, che scriva tutte le settimane o ogni tanto, non ne usa lo spazio - lavagna - luogo virtuale esattamente come un blogger, facendo nascere e vivere un proprio discorso, qualunque esso sia? La Capa ed i ragazzi della Redazione diffondono solamente i contributi degli Intellettuali Arrivati, o danno voce a chiunque abbia qualcosa da dire? La risposta la conosciamo, perché qui dentro, come nei Blog, c'è puzza di qualcosa che dappertutto, ed anche e soprattutto nel cosiddetto mondo culturale, è rara: c'è puzza di libertà.
Libertà anarchica, espressiva, creativa, che fa viaggiare parole. Parole che nel 99,9% dei casi resteranno in un cassetto virtuale, ma che, se dotate di un valore intrinseco, forse si affermeranno. Se, invece, resteranno parole senza valore, avranno comunque l'immenso significato soggettivo di traccia di un pensiero, e ricorderanno il percorso, anche infinitesimale, di un essere umano che, attraverso la Parola, ha voluto significare ad altri esseri umani se stesso, condividendo con loro quell'
homo sum del quale prima o dopo, per lui come per qualsiasi altro, non resterà nessunissima traccia, né oggettivo ricordo. Ed è esattamente a questo, e forse soprattutto a questo, che servono la Parola e la Poesia.