Internet non finisce mai di lanciare fenomeni nuovi, che se non sono rivoluzionari poco ci manca. Dopo Napster, i blog e Skype - giusto per citare i primi che ci vengono in mente - si sta ormai affermando anche in Italia il Podcasting. Praticamente le vecchie "radio libere", con un pizzico di tecnologia in più ed un'audience pressoché globale.
Bignamizzando, si tratta di un file audio (o video) scaricabile dalla rete e riproducibile su un qualsiasi lettore mp3, portatile e non. Con due assi nella manica: primo, ci si può "abbonare" (gratis, ovvio) ai siti preferiti, ricevendo in automatico i nuovi file; secondo, chiunque può fare podcasting.
«Cosa serve? Un computer, un microfono, un accesso ad internet ed un qualsiasi sito che offra un servizio di archiviazione di file». A parlare è Marco Traferri, uno dei pionieri italiani del podcasting. Marco ha 39 anni, vive ad Ancona e fa l'agente di commercio: ma la sua passione è internet. Ha fondato due bei siti di podcasting, Dacapoalfine.it - dedicato alla musica classica - e Zubar.it, per il jazz, ed ha appena dato alle stampe Podcasting che funziona [Apogeo, Eu 9,90]. Sabato 4 febbraio sarà alla Fiera di Genova per InEdita, dalle 11.30 alle 12.20. L'occasione è ghiotta per fargli qualche domanda e cercare di capire questo nuovo fenomeno.
«La situazione è "esplosa" nello scorso giugno, quando iTunes [il più usato programma per gestire mp3 per l'iPod, ndr] ha incluso il supporto per podcasting nelle proprie feature», mi spiega Marco.
Ma la cosa fantastica del podcasting è che invece di andare in giro per la rete a cercare le cose che ti interessano, ci pensa automaticamente il computer - grazie ad un qualsiasi programma podcatcher, fra cui iTunes, appunto - a trovarle per te. «In pratica ci si "abbona" ad un determinato sito, ed ogni volta che qualche nuovo podcast è on-line si scarica automaticamente sul computer. Se si usa iTunes il download avviene direttamente sull'iPod». Al che te ne esci di casa e te lo ascolti con calma con le cuffiette.
«Certo, ci vuole come minimo l'adsl», continua Marco, «che comunque ormai hanno quasi tutti». Con un minimo supporto tecnologico rinasce così il concetto di "radio libera", riadattata ai nostri frenetici tempi: «a differenza della radio, anche quella in streaming su internet, non devi sintonizzarti ad una determinata ora. Decidi tu quando ascoltare».
E poi, soprattutto, è facilissimo fare dei podcast: il libro di Marco da questo punto di vista è un vero e proprio manualetto pratico.
«Il mio primo sito, , è dedicato alla musica classica. Se ne occupa un'amica: Giovanna Piccioni, clavicembalista». è invece dovuto alla collaborazione con Carlo Serrani, e qui Marco si è tolto un po' di soddisfazioni, intervistando fra gli altri Rossana Casale e Gene Gnocchi.
«Gli altri pionieri del podcasting hanno purtroppo interrotto le trasmissioni. Per emergere l'entusiasmo non basta, ci vuole tempo ed energia. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere iniziato per primi e di avere puntato sulla qualità, il che ci ha garantito quel minimo di visibilità necessaria per sopravvivere». Il mese scorso Marco ha contato quasi 19mila download.
Il futuro è roseo? «Sì, ma se ci si orienta verso temi di nicchia. La concorrenza dell'informazione generalista è infatti troppo forte».
Questa cosa ci ha stuzzicato. E se anche mentelocale si desse al podcasting?