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Spettacoli

L'inutile caccia all'immigrato

 
'Movimenti invisibili': uno spettacolo sull'esclusione sociale. Tratto da tre racconti di Marco Vallarino, che abbiamo chiamato. Venerd́ 3
 
   

     
1 febbraio 2006
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di
Daniele
Miggino
   
immigrazione
Siamo tornati a chiacchierare con Marco Vallarino, giovane scrittore giallista, collaboratore del Secolo XIX, ma soprattutto grande fan di avventure testuali (che cosa sono ve lo spiego dopo).
Il fatto è che - venerdì 3 febbraio 2006, alle 21.30 - tre suoi racconti verranno inscenati al Circolo Arci Guernica di Imperia Porto Maurizio in uno spettacolo che prende il titolo di Movimenti Invisibili.

Movimenti invisibili nasce da racconti nati indipendentemente, uniti dal tema l'esclusione sociale. Eugenio Ripeti è regista e interprete di questo particolare reading scenico, insieme a Giorgia Brusco.
«Il problema dell'integrazione si ripresenta sempre. Di solito non scrivo per dare lezioni di vita - dice Marco - ma in questo caso c'è un chiaro riferimento all'attualità, al recente tentativo di dare il voto agli immigrati». I racconti rappresentano una realtà dura, infame, crudele: quella degli immigrati in quanto persone senza diritti, presenze invisibili appunto, facile preda di criminali e di discriminazioni.

Racconto di carnevale percorre la vicenda di Rashid, intrappolato in un passato di miseria e un presente in balia di un'organizzazione criminale. Una strada che porta velocemente all'esasperazione. Diario di Amina ben Said racconta la storia di quella che è stata definita una sorta di Anna Franck contemporanea, che passa da una vita in clandestinità alla fuga in uno scantinato buio, fino al rimpatrio. Infine, A mezzanotte va la ronda del dispiacere tocca il tema della violenza di alcuni gruppi italiani verso gli immigrati.

«La caccia all'immigrato è assolutamente inutile - prosegue Marco - il vero problema è la criminalità organizzata; è quella che va contrastata».
Marco è intenzionato a portare in giro il più possibile questo spettacolo. «Il budget è veramente basso rispetto ai normali spettacoli teatrali: basta un rimborso spese e il cachè degli attori. A me basta la gloria», ironizza. Se avete la possibilità di ospitarlo e l'idea vi attizza, potete scrivergli a posta@marcovallarino.it.

Vallarino scrive che sembra un Caterpillar. Il 2 febbraio esce il primo numero di Noir Magazine, diretto da Mauro Zola, per cui Marco ha scritto una mappa del noir nella riviera ligure di ponente: «Parlo tra l'altro di Bilancia, dei luoghi prediletti dai criminali, dei fatti di sangue». E mentre chiacchieriamo sta preparando il testo per un'antologia di giallisti liguri che vedrà la luce in primavera.

Alla fine della discussione il colpo di scena. Siccome ho sentito che Marco è un grande fan di avventure testuali, gli chiedo di questa passione. E lui: «È vero, in realtà io continuo a sentirmi più un programmatore che uno scrittore. E vorrei continuare a fare il programmatore».
Per i profani, le avventure testuali sono videogiochi in cui suono e grafica sono sostituiti dalla parola. «Hai a disposizione un mondo, interagisci con persone e oggetti e devi risolvere dei problemi. C'è più spessore rispetto ai normali videogiochi: secondo me sono su un gradino più alto». In questi giorni, mi rivela, cade il trentennale della prima avventura: Advent aka Colossal Cave. Ma sentite un po' qua, il nostro Marco è autore di una delle storie più scaricate in assoluto: «Dopo vari anni, Enigma e Il giardino incantato sono ancora tra le più scaricate in Italia».
Come mai hai smesso? «Ci vuole tempo, e non è così facile continuare ad inventare storie». L'era della Playstation ha prevalso? «Mah, ci sono siti frequentati ancora da milioni di fan delle avventure». E poi una frase già diventata storica: «Comunque, è il progresso: ha sterminato i Maya, gli Indiani, e anche le avventure testuali».
 
 
 
 
 
 
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