Le serate after ventidue - presso mentelocale café di Palazzo Ducale a Genova - procedono a passi ben distesi. Il mercoledì è ormai giorno fisso per gli appassionati di jazz, con il duo ******<lcont="14278|Lazagna-Logli">****** che da tempo è diventato un quartetto (a loro si sono aggiunti Lorenzo Sandi al contrabbasso e Marco Fossati alle percussioni). Venerdì e sabato vari dj si contendono la consolle. Venerdì 23 è in programma una festa di laurea cumulativa aperta a tutti. Ma c'è spazio anche per la musica d'autore: giovedì 22 dicembre 2005 - dalle 22.00 - si esibiranno le genovesi doc Marcella Garuzzo e Valentina Amandolese.
Abbiamo trovato una loro pseudoautobiografia molto divertente. Quale modo migliore per presentarle?
La protagoniste di questa storia nascono entrambe a Genova, ma in anni diversi: nel '79 Marcella, nell'81 Valentina. La prima nasce da
genitori stonati, la seconda da
genitori artisti. Questi fatti condizioneranno pesantemente le loro esistenze.
Marcella studia chitarra classica, con profitto quasi nullo: quando l'insegnante le chiede di suonare per l'ennesima volta
La gatta, Marcella gli risponde con l'assolo di
Wish you were here. Venne fuori malissimo, ma lei si divertì molto. Così smise di prendere lezioni e si comprò una chitarra acustica.
Anche Valentina prende lezioni di chitarra classica, ma era l'anno di
Jagged a little pill di Alanis Morissette... La chitarra tanto amata da De Andrè con le nostre non ha avuto troppa fortuna.
Negli anni del liceo Valentina fa
un'abbuffata di cantautrici rock (oltre alla Morissette, P. J. Harvey, Ani di Franco, Joni Mitchell, Tori Amos, Janis Joplin) e decide che da grande farà la rokkettara. I suoi per tutta risposta la iscrivono ad architettura.
Passano gli anni. Tra il 1999 e il 2003
Marcella vivacchia tra Torino e Genova. Frequenta la Scuola Holden di Baricco, impara a scrivere racconti, sceneggiature, testi per la radio, pubblicità, e sogna di fare la scrittrice. Capitano alcune cose spiacevoli, e Marcella comincia a scrivere canzoni, ma
il sogno di scrivere rimane brillante in fondo al tunnel. Fino a quando i membri della direzione della Scuola non la deludono profondamente, tanto da farla tornare a Genova. E lei torna, con un bel bagaglio di sofferenza sulle spalle.
Intanto Valentina sta facendo le sue esperienze musicali: suona in giro per i locali con la
cover band di Carmen Consoli, gli
X-etra, va a lezione di canto, scrive i primi testi. Frequenta con profitto la facoltà di architettura. È il 2005. L'incontro d'anime è vicino. Avviene alla
Stanza della Poesia, in piazza Matteotti, in occasione di un concerto. Qui le vite di Marcella e Valentina si incontrano, si scontrano, pasticciano un po', poi scoprono di avere qualcosa in comune e decidono di collaborare.
Ascoltando le loro canzoni sembra strano pensare che possano avere qualcosa in comune. La musica di Marcella è a tratti
malinconica, sì, ma con un
sottofondo di speranza ben presente, evidenziato dal suono luminoso e avvolgente della chitarra folk e delle sue amate "accordature aperte".
Sorrido al cielo è il titolo di una delle sue canzoni, ed è significativo in questo senso.
Valentina, invece, è quasi l'opposto. Le sue canzoni sono più
cupe, pervase da
un'atmosfera tinta di nero, sottolineata dal suono penetrante della chitarra elettrica e da testi che spesso raccontano il male di vivere e la solitudine della nostra epoca. Anche per lei il titolo di una sua canzone,
Contraddizione, può aiutare a capire la sua poetica più di mille parole.
E allora, cosa le unisce? Forse questa frase che disse Valentina qualche tempo fa può essere la risposta: «Finalmente incontro sulla mia strada qualcuno che suona la chitarra con la mia stessa passione».