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Cultura

Tafuri a Tirana

 
Ambientato in Albania il romanzo dello scrittore genovese. Un giovane boxeur lotta per la libertà. 'La caduta': il dissolvimento di un mondo
 
   

     
12 dicembre 2005
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di
Daniele
Miggino
   
Clemente Tafuri
Dopo il romanzo d'esordio - Caino Lanferti. Una storia di Marsiglia - Clemente Tafuri torna a scrivere di vite al limite, di città dominate dalla malavita: storie crude, raccontate con stile secco e ritmo incalzante. Il nuovo titolo è La caduta (Einaudi, p. 335, 11.80 Eu), la trama si svolge a Tirana, Amsterdam e in altre città dell'Est Europeo. Elthon - giovane promessa della boxe - è il protagonista di una vicenda degna di una tragedia greca.

Al centro del plot la palestra gestita dal mafioso Juarish, dove Elthon si allena. In un contesto sociale dominato da miseria e criminalità, il pugile sembra avere le carte in regola per uscire - con la forza dei propri pugni - da una situazione senza speranza. «Elthon è una figura eccezionale nel suo ambiente, non perché pensi di esserlo: lo è e basta», dice Tafuri. È forte il ragazzo, è una macchina da soldi, e i suoi protettori lo sanno. Ha talento, può sfondare ma - come si legge nella quarta di copertina - è schiavo. Lotta per conquistare la libertà facendo l'unica che gli piace e che vuole fare: la boxe.
Non è un caso che il romanzo ruoti intorno a questo sport: Tafuri è un grande appassionato di pugilato (persino la sua tesi di laurea è incentrata sul rapporto tra cinema e boxe) e lo considera un ottimo punto di vista per studiare l'individuo e il suo rapporto con l'altro.

L'intreccio è innestato in una terra arcaica, tribale e brutale come Tirana: «L'Albania, che anche noi italiani abbiamo contribuito a trasformare proiettando là il peggio di noi, è intrisa di valori che affondano le radici nella tradizione orale. Vendetta, tradimento, violenza sono caratteri preponderanti di quella società», continua Tafuri.

La losca trama di interessi che cresce intorno ad Elthon non ha nulla della sua purezza. E la sua passione rischia di diventare un cappio, fatto di incontri clandestini senza regole, scommesse, match venduti, riciclaggio di denaro sporco.
L'atmosfera pugilistica di La Caduta non fa che esaltare il carattere del protagonista ed evidenzia il marciume che gli sta intorno.

Intorno al ragazzo una famiglia allo sbando, una riga di personaggi che si dividono tra miseria, droga, alcol, puttane, avidità di soldi e di potere. Ma la mente che ha partorito questa storia non si sente di condannare nessuno: «Ognuno sembra voler urlare le ragioni per delle proprie azioni», dice. In questa landa senza regole (dove la polizia è complice dei criminali), la normalità è sempre tremenda.
L'autore è molto bravo a dosare il ritmo di una storia che solo apparentemente sembra girare su se stessa, facendola accelerare gradualmente e lasciando nell'oscurità i possibili sviluppi. Le pagine iniziano a scorrere più velocemente nella seconda parte, per il finale tocca aspettare l'ultima pagina.

«Il romanzo di svolge nell'Europa dell'Est: un'area in dissolvimento dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Se vogliamo, la stessa "caduta" del pugile è una metafora del crollo di quel mondo», conclude Tafuri, che ama Hemingway, Bukowski, Fante, Céline, ma anche Chechov e Curzio Malaparte. «Tutti, a loro modo, sono stati un po' emarginati. Secondo me, invece, hanno giocato un ruolo importantissimo nella letteratura novecentesca».

Ora in cantiere non c'è un altro romanzo, ma una raccolta di racconti. E poi il teatro, con la Compagnia Waltersteiner: il prossimo debutto è il 27 gennaio 2006 - al Teatro della Gioventù di via Cesarea, con Storia di un pittore, immagine simbolica di un sogno.
 
 
 
 
 
 
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