Ho la tosse da 30 anni è una piccola leccornia. Ogni sera per dieci sere, fino al 17 dicembre, nell'atmosfera calda e raccolta di sala Agorà, si alternano su un palco scarno e funzionale i musicisti e i cantanti, gli attori e le attrici, che hanno riempito di vita e bellezza per tre decenni il teatro ideato da Tonino Conte ed Emanuele Luzzati a metà degli anni settanta.
La cosa fantastica è che artisti e programma cambiano ad ogni replica, e se anche ci tornaste con regolarità giorno dopo giorno non vi riuscirebbe di annoiarvi.
La platea è allestita come la sala di un caffè-concerto. Posato il soprabito si prende posto nei tavolini, ove aspettano vino rosso e salatini.
Mentre attendo l'inizio dello show sento picchiettare sul dorso della mia seggiola. Tanto per dire, è Tonino Conte, che sornione e sorridente mi fa notare che sto perdendo l'ombrello.
Intorno a me, oltre a lui, almeno quattro generazioni di spettatori: adolescenti, coppie giovani, signori di mezz'età e pure un paio di canuti vecchietti, in bilico tra spavento e ilarità di fronte a tanta informalità.
Padroni di casa attenti e in diligente secondo piano, Lisa Galantini ed Enrico Campanati introducono i loro ospiti, raccontano la vita tra quelle mura e altrove (che la Tosse è stata negli anni anche ad Apricale e Forte Sperone), aprono e chiudono le danze: lei con due liriche della Dickinson, lui con la sublime Elegia del verme solitario di Ernesto Ragazzoni, che lo vede mirabilmente trasformato nell'immalinconito abitante degli intestini.
In mezzo, dopo l'aperitivo e prima del brindisi che tutti chiama in causa, spettatori e artisti radunati in un solo abbraccio di chiacchiere e ricordi, sfilano sulla scena i quattro principi (tre e una principessa a dire il vero) della serata.
Antonio Bazza, storico protagonista di tanti spettacoli con Aldo Trionfo, sfodera la sua verve caustica e alcolica da veneto DOC in una serie di monologhi comici, poi chiude su tutt'altre sfumature intonando I commedianti di Roberto Vecchioni che commuovono Campanati. Andrea Di Marco, ex Cavallo Marcio, cabarettista musicante salito alla ribalta con tanta TV nonché fondatore del Comedy Club genovese, strimpella con insospettabili doti vocali finti jingle commerciali, surreali canzoni di protesta, demenziali riarrangiamenti di pezzi firmati Mogol-Battisti. Carola Stagnaro, tanto cinema e tv alle spalle (da Ecce Bombo a Oci Ciornie a Linda e il brigadiere) e di fronte a sé (l'imminente Nebbia e delitti, con Luca Barbareschi), carica d'energia un monologo di Dario Fo e Franca Rame sulla battaglia dei sessi, poi recita la splendida Invernale di Guido Gozzano.
Infine l'enorme (metaforicamente parlando) Gigio Alberti, attore feticcio di Salvatores e istrionico teatrante, anch'esso transitato per questi lidi, propone una irresistibile revisione di una novella boccaccesca chiamando in causa di sfuggita il cavaliere (ma con grande stile). Poi legge due monologhi di un autore argentino contemporaneo, incarnando con devastante sense of humor un garrulo e impertinente signore di mezza età, dedito ai piaceri di Bacco e dallo scarsissimo senso dell'autorità...
Bis, tris, il pubblico che interagisce con gli artisti e tra un bicchiere e l'altro modula i ritmi dello spettacolo, tappi che saltano in anticipo spezzando le performance, risate e mezze lacrime. Bella serata davvero: non bisognerebbe perdersene una.