In periodo di pseudo-emergenza da influenza aviaria,
è paradossale pensare che la Terra possa essere salvata da un pollo.
Invece, è proprio quello che accade in
Chicken Little - Amici per le penne, il nuovo lungometraggio animato della
Disney che segna il definitivo divorzio dalla
Pixar, il laboratorio statunitense di animazione digitale, diventato negli ultimi dieci anni fucina di capolavori in computer graphic come
Toy Story e
Alla ricerca di Nemo.
La palla è passata alla
Light & Magic di George Lucas, con esiti molto, molto soddisfacenti (da urlo, le centinaia di piume sulla capoccetta del pulcino ed il dettaglio dei materiali: i pelucchi della flanella sulle camicie, le rigature del cotone, la corposità della pelle sui sedili delle auto), complici anche una bella atmosfera vintage ed una storia simpatica quanto basta.
Il pulcino
Chicken Little abita nella ridente cittadina di Quercia Ghiandosa insieme al corpulento papà,
Peppe Gallo, in gioventù star locale del baseball.
Il piccolo pennuto dal muso tenero e gli occhioni sbrilluccicanti a capocchia di spillo è
oggetto della derisione locale, per aver spaventato i compaesani annunciando, tempo prima, che un pezzo di cielo gli era caduto sulla testa: sarà un caso che
i Galli di Asterix abbiano la stessa paura?
Ciò che più lo ferisce, però, è la palese sfiducia che, da quel nefasto giorno, il padre dimostra nei suoi confronti.
A poco sembra valere l'affetto dei suoi amici: la brutta anatroccola
Alba Papera, lo stralunato e sorridente
Pesce Fuor d'Acqua, l'ansioso
Aldino, maialetto in evidente sovrappeso.
Quando, all'improvviso,
gli alieni tenteranno di sbarcare sul pianeta, Chicken Little salverà la situazione, dando fondo a tutto il suo ingegno e coraggio, a dispetto dell'incredulità generale.
Il plot della storia è abbastanza semplice, imperniato su concetti chiave un po' abusati nelle produzioni di genere: il perdente di turno capace di exploits impensati, l'ammirazione del pubblico che va dove soffia il vento, spalle stereotipate ma simpatiche. Soprattutto,
tanti buoni sentimenti, come vuole la tradizione disneyana, anche se -vista la
reazione perplessa di alcuni bambini in sala, spesso distratti e annoiati- viene da pensare che, al di là della confezione zuccherosa, questo genere di produzioni sia ormai più facilmente fruibile da un pubblico più maturo.
L'obiettivo puntato insistentemente sul
desiderio del pulcino di catturare l'affetto del padre rende stucchevoli alcuni passaggi, appesantendo un po' la trama.
Le citazioni abbondano e la lettura si fa leggermente complessa: come accade da qualche tempo (
Mars attacks! e
Gli incredibili, solo per citare alcuni esempi più o meno recenti), si strizza l'occhio ai
fabolous 50's.
La scelta dei colori pastello e la stilizzazione dei personaggi volge nostalgicamente lo sguardo ai bei corti animati della seconda metà degli anni 40, e richiama le illustrazioni di
Tony Wolf, con cani antropomorfi e leopardi dinoccolati, dalle grandi teste pelose.
La fuga nel campo di granturco sta a metà strada tra
Signs e
L'uomo dei sogni, le angherie in ambito scolastico degli altri cuccioli nei confronti del pulcino richiamano i
teen movies statunitensi, la pecoraggine dei concittadini ha perfino echi orwelliani.
Senza contare la scoppiettante colonna sonora, in cui i brani originali interpretati da
Giò Di Tonno e
Linda si alternano a classici dei R.E.M., Gloria Gaynor e Bee Gees.
Ciò che fa storcere il naso, è
il fantasma del merchandising che aleggia pesantemente sull'operazione: a voler pensar male, i personaggi, anche di secondo piano, sembrano essere stati creati per affollare gli scaffali dei negozi di giocattoli. Basti pensare al dolce alieno peloso, lontano cugino di Sulley, il gigante blu di
Monster & Co., pronto per essere replicato in milioni di peluche.
La voce dell'occhialuto pulcino è affidata al comico dello
Zelig televisivo
Gabriele Cirilli, inaspettatamente azzeccato. Incolore, invece, la prova di
Walter Veltroni impegnato a dar la voce a quell'ottuso tacchino del sindaco.
Nel complesso,
un prodotto molto simpatico, ammiccante, spensierato. Ma lontanissimo dalla poesia dei grandi classici, nonostante la dedica al maestro
Joe Grant, recentemente scomparso, indimenticato papà di
Dumbo.
Stefania Pilu (Teardrop)