Gigi Piola, regista genovese, ha vinto il premio come
Key's director Award, ovvero miglior regista in campo pubblicitario, alla trentacinquesima edizione del
Key Award, manifestazione semestrale degli spot italiani, considerata dagli addetti ai lavori la più importante del settore.
È stato premiato lunedì durante una sfavillante serata al cinema Manzoni di Milano insieme agli autori di altri 14 spot pubblicitari, alle relative case di produzione e alle agenzie promozionali.
Le
motivazioni del premio sono state le seguenti:
'Per aver saputo modellare con abilità uno stile di commedia personale: cinico e disincantato, pungente e meticoloso. Ogni suo lavoro si distingue per un'accurata miscela di questi elementi. La commedia post-moderna di Gigi Piola è il frutto della sua capacità di guardare il mondo cercandone gli aspetti più grotteschi e ironici, senza mai scadere nell'overacting. Una delle migliori realtà italiane della regia di quest'anno'.
Cosa ne pensi di queste motivazioni?
«Chi mi conosce sa quanto sono restio a salire su un palco per ritirare un premio ma, ascoltata la motivazione, non me la sono sentita di non farlo per ringraziare chi mi ha votato».
Cosa significa questo premio per te?
«Questo riconoscimento arriva in un momento molto particolare della mia carriera in cui, agli spot pubblicitari, si stanno affiancando progetti molto interessanti ai quali tengo particolarmente. Il 2006 si presenta pieno di appuntamenti importanti: c'è in cantiere una serie televisiva, di cui preferisco per scaramanzia non parlare ancora, della quale sono co-autore con
Marco Lagazzi; poi inizio la preparazione del mio secondo cortometraggio tratto da un racconto di Stefano Benni, quindi torno in Russia dove devo girare il seguito di uno spot che là ha avuto molto successo».
Tu sei un immigrato di ritorno, cioè sei nato a Genova, ma hai sempre lavorato tra Milano e Roma, con qualche capatina a Londra: perchè hai deciso di ritornare nei tuoi natii lidi?
«Mi mancava il mare... e il pesto. A dire la verità lavoro sempre in giro per l'Italia ma ho deciso che la mia casa era qua. Sono cresciuto ad Arenzano, dove sono rimasto fino ai 19 anni. Ho frequentato il Nicolò Barabino e poi ho sono "volato" a Milano, dove ho cominciato a lavorare con le più importanti agenzie pubblicitarie italiane (n.d.r.: Saatchi&Saatchi, Ata Tonic, Roncaglia & Wijlkander) e ho anche vissuto la nascita di Canal Jmmy. Infine ho incontrato la Bedeschifilm, con la quale lavoro in esclusiva, e lì è cambiata la mia vita professionale».
Cioè?
«Ho incontrato persone molto speciali: come Giovanni Bedeschi, che oltre ad essere produttore è anche regista. Il vero valore aggiunto della Bedeschifilm è il "gioco di squadra" che si viene a creare tra i registi ogni volta che si affronta un progetto nuovo. Siamo sei teste pensanti che interagiscono, si confrontano, mettono a disposizione la loro esperienza per un progetto comune. Età, affiatamento ed esperienze diverse ne fanno uno strumento assolutamente unico. Sei registi provenienti dal mondo della Art Direction, della fotografia e della comunicazione pubblicitaria. Oltre a Giovanni e il sottoscritto, ci sono Gianni Giugnini, Edoardo Lugari, Stefano Moro, Luca Perazzoli».
Ottimo momento di evoluzione professionale, allora. Ma cosa ti aspetta all'orizzonte?
«...all'orizzonte? Spero un lungometraggio. Io sono pronto».
Claudia Lupi