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Spettacoli

Biogora: oltre il crossover

 
'Sheep' č il nuovo album del gruppo genovese. Si ispirano ai Deftones, ma ascoltano anche gli Abba. Il loro sogno: lavorare con la musica
 
   

     
25 novembre 2005
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Biogora
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All'uscita del nuovo album, i nostri paladini di Genovatune hanno intervistato una delle band più attive del panorama genovese, i Biogora. Nato nel 1999, il gruppo ha non ha mai smesso di crescere: nella primavera scorsa si è esibito sul palco del Primo Maggio a Roma. La loro musica può essere deinifita crossover, ma non si ferma lì

Il vostro nuovo lavoro s'intitola Sheep. Chi sono le pecore?
Drooper: «Il titolo dell'album è una presa di coscienza nei confronti di un target di persone che sentono di appartenere ad un determinato contesto (può essere sia un centro sociale che una discoteca) ma vi aderiscono per comodità. Non è un'accusa al conformismo, perché chi si professa anticonformista ricade nello stesso sistema che crede di criticare. L'appartenenza, dicevo, è più una questione di comodo, che una scelta fatta in base a dei principi, senza che questo denoti necessariamente malafede né cattiveria».

Dato che questo è il filo conduttore del disco, vi va di parlare dei testi?
Drooper: «Non tutti i brani trattano il tema dell'omologazione: non è un concept. I testi sono molto diretti ed ogni testo focalizza un punto di vista, è il frutto di sensazioni comuni: aspettative, rancori, problemi sul lavoro - specialmente con il mio datore di lavoro» (ride).

E la musica?
Luis: «Il primo nucleo dei Biogora comprendeva solo me e Drooper. Le musiche dei brani più vecchi sono state composte da noi e poi arrangiate assieme ai musicisti che si sono uniti al nostro progetto. Per quanto riguarda le canzoni più recenti, si tratta di un lavoro d'equipe: ognuno porta le sue idee in saletta e poi le sviluppiamo tutti assieme».

Quali sono i vostri gruppi di riferimento?
Luis: «I Deftones, che possiamo ricordare per certe atmosfere».
Kekko: «Io ascolto molta musica orientale».
Drooper: «Faith No More, Downset, Senser, il primo disco dei Korn, Sepultura, Soulfly e...gli Abba».

Gli Abba?
Drooper: «Si, si, non sto scherzando...li ritengo dei grandissimi arrangiatori».

Domanda delicata: qual è il vostro rapporto con la scena musicale genovese?
Drooper: «Mah, Genova è una città dalla mentalità ristretta, dove i giovani vogliono suonare ma quando si tratta di fare qualcosa la devono fare gli altri. Sono tutti pronti a lamentarsi di quello che manca ma nessuno crea qualcosa di nuovo».

Ma ci sarà qualche gruppo con cui vi siete trovati in sintonia...
Kekko: «Sì, ci sono i White Ash, 2 Novembre, Matheria, Schism, Toxic Picnic, Sacradis, Sadist: speriamo di non averne dimenticato nessuno e se così fosse ci scusiamo!».

Quali sono le vostre aspettative per il futuro?
Luis: «Fare della musica il nostro lavoro».
Drooper: «E poterne vivere serenamente».
Kekko: «Ringraziamo Genovatune, tutti quelli che ci hanno fatto suonare e tutti quelli che credono nel progetto Biogora. Non si tratta solo di un gruppo, ma di un vero e proprio progetto e anche se probabilmente i miei compagni non saranno d'accordo io lo ritengo come un impresa. Gli sbattimenti sono gli stessi».

Michele Savino
 
 
 
 
 
 
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