Venerdì 25 novembre l'after 22 diventa cuore pulsante della movida genovese. Dalle 22 (ovviamente), alla consolle, uno dei Dj più internazionali della città, il mitico , che proporrà una selezione musicale d'avanguardia spaziando dall'ambient al chill out, dalla deep house alla tribale, con un occhio sempre fisso alla sperimentazione.
Nell'occasione il locale si presenterà nel suo nuovo assetto dee-jaycenrico.
Per solleticarvi l'appetito abbiamo intervistato Alex, che ci ha raccontato della sua infanzia, della sua formazione professionale a Ibiza e del suo amore per i suoni.
Come nasce il tuo rapporto con la musica?
«Da che mi ricordo, ho sempre interagito con la realtà con un costante sottofondo sonoro. Da piccolo mi rimproveravano, sostenendo che questo mi avrebbe impedito di concentrarmi, e invece a me succedeva esattamente il contrario. Inoltre, crescendo nel West Africa, certi ritmi mi sono diventati subito familiari, così come l'attitudine a comunicare con il linguaggio del corpo e della musica».
Quando hai cominciato a suonare?
Mi ricordo il giorno esatto. Ero su una spiaggia e andai da miei amici che gia da tempo lo facevano. Chiesi loro di aiutarmi. Fin dall'inizio la sensazione di libertà fu tale che le difficoltà che incontravo le vivevo volentieri come sfide per migliorarmi: non solo come DJ, ma prima di tutto come persona. Iniziai a proporre i miei gusti musicali nei canali classici: feste private e piccoli club. Nel frattempo cominciai anche a suonare allo Yogi, un locale che frequentavo, proponendo la psichedelia trance. Fu un periodo molto bello: vivere in luoghi come Ibiza ti permette di essere al centro di un crocevia di culture e modi di essere».
Come hai deciso di cambiare aria?
«Un giorno caricai la mia macchina e salutai l'isola: sentivo che si era compiuto un ciclo e avevo voglia di nuovi stimoli. Mi fu proposto un progetto a Bali, un'isola che mi ha sempre affascinato, ma le cose non andarono a buon fine. Intanto mi ero trasferito in Italia e avevo iniziato a suonare in giro per la città. L'esperienza genovese è stata fondamentale e devo molto a figure come Angelo Maizzi, Max Carapellese, Ugo Sabatino, Roby J e Paolo Driver DJ, oltre ad una serie di produttori che hanno saputo guidarmi verso sonorità ricercate e non banali».
Hai lavorato con molti altri professionisti...
«Le collaborazioni con musicisti come Bob Tallero, Dado Sezzi, Marco Fadda, Fabio Gagliardi, Pantera, Martino Roberts, Bof Luis Lunari e suo Fratello, hanno perfezionato la mia sensibilità».
Quali sono state le tue esperienze più importanti finora?
«Km5, Naif e Yogi a Ibiza, dove facevo anche i raves sulle montagne e le feste private. A Genova, Vanilla, Jasmine, Virgo, Stanze del Vescovo, Covo di nord Est, Loggia, Piscine dei Castelli e soprattutto i tre irripetibili anni come resident al Sal Y Mar. Poi mi vengono in mente Faruk Canniccia in Toscana, il Brancaleone di Roma e Baia Imperiale a Gabicce. E non posso scordare le chiusure al Paradise beach a Mikonos dove ho rincontrato Thomas Hyden, vecchia conoscenza delle notti spagnole. Ma altre esperienze non meno importanti le ho vissute stando ore ed ore in studio con Paolo Driver a costruire il suono...».
E il Tribereunion?
«Quello è un caso a parte, nato tre anni fa mentre tornavo in macchina da Ibiza con altri tre miei amici. Durante il viaggio abbiamo deciso di dare vita a un modo nuovo di interpretare la musica, il ballo e l'interazione tra musicisti e DJ. È stata un'avventura unica e ne ho pubblicato le immagini . Oltre ad un fantastico risultato artistico siamo riusciti a raccogliere una buona quantità di fondi per operazioni umanitarie in Africa».
Per finire: che musica preferisci suonare oggi?
«Dipende dal contesto in cui mi trovo, ma il bello è saper mettere la firma comunque, capendo il pubblico che si ha davanti e guidandolo in un vero e proprio viaggio sonoro. Ma se volete ascoltare un esempio vi aspetto il venerdì sera all'after 22. E buon ascolto a tutti».