Iniziai ad ascoltare i
Guns'n'Roses durante i primi mesi del liceo. Nel bagno delle ragazze, dietro una delle porte, qualcuno aveva scritto il testo di
Paradise City.
Era l'alba degli anni '90. Ma i Guns, negli States, macinavano seriamente rock già dal 1987:
Appetite for destruction aveva richiamato l'attenzione di un pubblico ben più vasto di quello della piccola cittadina di Lafayette, in California, che aveva dato i natali alla band.
A ripercorrere la storia folle e
borderline di
una delle formazioni più interessanti del rock moderno ci ha pensato
Ken Paisli, per conto della casa editrice genovese
Chinaski Edizioni: neozelandese di lontane origini italiane, questo scrittore trentaseienne viene considerato uno degli esponenti più significativi del
gonzo journalism, alla pari di Lester Bangs.
La collaborazione tra Paisli e la Chinaski ha dato i suoi frutti nel giugno 2005, quando è stato dato alle stampe
Guns'n'Roses - The truth, biografia non autorizzata della band, presentata ieri, 20 novembre, presso un forum FNAC affollato da capocce capellute e giacche di pelle, in sintonia con l'evento.
I
chinaskiani Federico Traversa e
Marco Porsia hanno illustrato il volume, farcito di chicche per
aficionados, comprese alcune dichiarazioni rilasciate dal gruppo in esclusiva a Paisli, e da diverse foto inedite reperite grazie alla preziosa collaborazione del
principale sito italiano dedicato alla band del mitico
Axl Rose.
Ad accompagnare la lettura di alcuni passaggi del libro,
la musica dei Guns, proposta dal vivo, dai modenesi
Bitch. Cinque simpatici guaglioni, decisamente bravi, tecnicamente coinvolgenti.
La chitarra solista non indossa la tuba di
Slash, il bassista non ha un'aria tossica come quella di
Duff Mc Kagan ed il cantante non è dotato degli hot pants e della lunga zazzera bionda di Mr.Rose (al contrario, somiglia tantissimo al frontman degli
Eels), ma la resa è comunque ottima.
La prosa di Paisli,
tagliente come un rasoio, ben si sposa con il tenore di molti testi dei Guns, spesso tacciati di
sessismo, omofobia e razzismo. Come sottolinea l'autore, una lettura tanto semplicistica della loro produzione non rende merito alla qualità della stessa.
La rabbia che Axl ha riversato in molte canzoni ha radici profonde: un'infanzia segnata da continui abusi, una famiglia costrittiva ed allo stesso tempo assente, un ambiente di provincia asfissiante e gretto.
Brani come
One in a million, hanno spesso scandalizzato la sensibilità comune: ma l'odio che trasuda da quei versi non è generalizzato. Ha un obiettivo preciso. Parlando di
negri e sbirri, per esempio, Axl inveiva, sulle note di un riff di chitarra esaltante, contro individui specifici, non contro un'intera categoria.
I Bitch picchiano duro, la dimensione acustica non toglie un briciolo di energia alla musica dei Guns:
Welcome to the jungle,
Sweet child of mine,
Used to love her, la struggente
Patience fischiettata anche dal linoleum del pavimento, la dylaniana
Knockin' on heaven's door.
Come ricorda Traversa, la raccolta di cover
The spaghetti incident? del '93 non rientra a pieno titolo nella loro discografia. A
tredici anni dall'ultimo lavoro in studio, quel grandioso progetto che fu
Use your illusion, esprime ancora appieno la grande qualità musicale dei Guns: figli illegittimi degli Stones e lontani cugini del glam rock inglese, fedeli discepoli dell'assunto per cui il rock è energia pura e per cui
nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si reinventa, furono per pochi anni grandi icone della musica mondiale, disfatti ed irosi portatori del vessillo della
triade sex, drug & rock'n'roll.
Licenziati gli storici membri della band, Axl ha stretto collaborazioni importanti (Moby, Killing Joke) ed è rimasto
unico tenutario del nome del gruppo. Da una decina d'anni si vocifera di un nuovo album, l'ormai leggendario
Chinese democracy. Ma, a parte la fugace apparizione concessa al
Rock in Rio del 2001, durante la quale Axl è ricomparso imbolsito come non mai, un ritorno sulle scene sembra quanto mai remoto.
Stefania Pilu (Teardrop)