In piazza De Ferrari - negli anni Settanta-Ottanta - si incontravano i giovani che già allora amavano vivere la notte nei pressi della città vecchia genovese: artisti, musicisti, punk, frikkettoni (nacque in quell'epoca il primo
Psycho di vico Carmagnola, il
Quaalude, che resiste ancora). Altri tempi, eppure qualcosa ritorna.
Dopo anni di trasformazioni, la piazza centrale della città torna ad essere vissuta. Se passate nel tardo pomeriggio in un qualsiasi giorno feriale, facilmente troverete
una riga di giovanissimi seduti sui gradini del Ducale. Mattia, 17 anni, si ritrova qui con gli amici: «è un punto di ritrovo. Da qui, poi, possiamo andare dove vogliamo».
C'è ancora qualcuno con la cresta, il chiodo e i boots, come trent'anni fa. Ma pochi sanno che quel posto è un punto d'incontro storico. «Anche mio fratello, che è più grande di me, si dava l'appuntamento qui», dice Claudio. Quanti anni ha tuo fratello? «Ventidue», risponde. Troppo giovane anche lui.
C'è chi si dà appuntamento per andare da qualche parte e chi rimane seduto fino a ora di cena.
La maggior parte sono studenti liceali. Che si fa? «Nulla di particolare: si chiacchiera, si scherza, si cazzeggia», dice una voce dal gruppo. Se i ragazzi che si vedevano qui trent'anni fa erano piuttosto ribelli, quelli di oggi cosa pensano del mondo? Giangiacomo ha sedici anni, frequenta il liceo artistico Paul Klee: «Quello che non mi piace è
la difficoltà nei rapporti con gli altri. Se non sei vestito nel modo giusto ti guardano male (lui è dark, come i suoi genitori alla sua età n.d.r.). È triste, capita che mi piaccia una ragazza ma che non vada neanche a parlarle perché so già cosa pensa di me. Invece noi (indica i suoi amici n.d.r.) siamo tutti vestiti diversi, eppure stiamo insieme da una vita».
E la politica? «Non mi interessa molto - continua Giangiacomo - dove ti giri ci sono dittature, nere e rosse che siano».
La politica non appassiona più. Ma sulla guerra Giangiacomo ha le idee chiare: «Non va bene. L'altra sera ho visto il Tg e gli irakeni dicevano esplicitamente che non vogliono le nostre truppe laggiù».
Il venerdì sera, poi, sugli stessi gradini ci si dà l'appunta pre-movida. Verso le undici c'è la folla, e anche un ricambio generazionale.
Al di là delle esperienze individuali, quel particolare angolo di De Ferrari - tra la fontana e il Ducale - è una specie di
cartina al tornasole della città: ci si sente un po' al centro del mondo. Lo sanno bene i militanti del movimento per la pace, che da anni tutti i mercoledì pomeriggio stendono uno striscione giallo e danno volantini ai passanti. Indomiti. Se Genova avesse uno
speakers' corner, come quelli di Hyde Park a Londra, sarebbe lì. De Ferrari è il fulcro di grandi eventi genovesi (vedi manifestazioni politiche e sportive, scioperi, etc), ma anche del quotidiano di molti ragazzi.