Zitto zitto, quatto quatto,
Enrico Ruggeri è in giro per presentare il nuovo album
Amore e guerra: fin dal titolo, balza agli occhi un violento dualismo, quello che - come ha illustrato lo stesso
Rouge ieri pomeriggio alla FNAC, durante un breve incontro col pubblico - è caratteristico delle
pulsioni della vita.
Odi et amo, insomma.
«Soprattutto, ho cercato di esprimere al meglio le perplessità e l'indignazione che provo di fronte a questo mondo, spesso così difficile da interpretare», ha spiegato.
Il cantautore milanese ha descritto l'ultimo lavoro come «intenso e partecipato, dalla personalità sfaccettata, lontano dalle leggi di mercato»: con le sue dodici tracce, affronta temi vari (la passione per lo sport, i sentimenti, il valore della memoria, il rapporto con i mezzi d'informazione), apparentemente banali, ma trattati con l'
indiscutibile grazia che caratterizza da oltre vent'anni la sua produzione.
Da alcuni, questo è stato già definito il suo miglior album: di sicuro,
è il risultato di un lungo lavoro, svolto a sei mani, in collaborazione con il fidato
Luigi Schiavone e con il fonico
Lorenzo Cazzani. Come è già accaduto in passato, sono tanti i titoli che presentano
riferimenti cinematografici: «È un meccanismo inconscio, non lo faccio apposta. Spesso, li nascondo anche nei testi».
Durante il concerto, tenutosi poche ore dopo al
Politeama Genovese, Enrico ha approfondito ulteriormente alcuni concetti, permettendo al pubblico di avvicinarsi alla genesi di ogni pezzo, di comprendere la logica che li sottende: «Sono nato in una grande città, e forse per questo
non sono abituato a parlare di tramonti: piuttosto, parlo di storie di tutti i giorni, di persone incontrate al semaforo, incrociate per strada...».
Ecco, allora,
un'equilibrata alternanza di brani nuovi di zecca (
Trans,
L'uomo dei traslochi,
Americano medio,
Il romantico aviatore,
Quando sogno non ho età, scritta con la compagna,
Andrea Mirò) e di tracce d'annata, rinfrescate in occasione dell'attuale tour teatrale con una colata di sonorità più intime (
Piccole persone,
Fantasmi di città,
I dubbi dell'amore). I pezzi più datati sono stati scelti pensando al fatto che avrebbero potuto figurare senza tema nel nuovo album, per affinità stilistiche o testuali:
il risultato è estremamente omogeneo, piacevolissimo, di indubbia qualità.
Ruggeri tiene il palco per oltre due ore con una
semplicità disarmante, incanta il pubblico con concetti schietti che nulla hanno di metafisico, ma che sono in grado, però, di ammantarsi di inaspettata poesia.
Come accade ne
Il fantasista, parabola sul calcio moderno, stritolatore di talenti del calibro di Zola e Baggio, relegati in panchina («Sacchi, il gioco a zona, il pressing... il vero calcio è morto, purtroppo»).
Le suggestive installazioni visive del genovese
Alessandro Zunino punteggiano i testi con immagini estremamente evocative: le statue di Staglieno e i volti delle madri della Plaza de Mayo accompagnano
Eroi solitari, il classicone
La vie en rouge ha per sfondo un collage di Caroselli d'annata, mentre la rosselliniana
Paisà è affiancata da sequenze di guerra e di liberazione.
Tra ricordi giovanili (
Speranza viene introdotta da memorabilia d'annata: «All'esame di maturità, venni definito come un ragazzo dalla personalità modesta, lento nei processi intuitivi, con un linguaggio povero») e omaggi al privilegiato pubblico femminile (
Tu stanotte sarai mia,
Quello che le donne non dicono,
Il portiere di notte), l'esibizione volge al termine senza peso, con
due bis matematici, ma applauditissimi: decine, le persone in piedi ai bordi del palco, pronte a cogliere almeno uno degli sguardi sornioni del Rouge, sorridente e gioviale mentre chiede agli astanti di scegliere l'ultima coppia di canzoni. La pallina della roulette si ferma su
Peter Pan e l'immarcescibile
Contessa, durante la quale il glorioso Politeama, agitato dalla fisarmonica del fidato
Billa, si trasforma in una balera marsigliese.
Grande professionista, il Rouge: questo concerto è stato un'ennesima conferma. Di anno in anno, si rivela sensibilmente più maturo, completo, generoso.
Stefania Pilu (Teardrop)
Nelle foto: Enrico Ruggeri