«Volevamo un foglio universitario divertente, che parlasse un po' di tutto e che non fosse politicizzato». A parlare è
Matteo Politanò, studente di Lettere e neo direttore di
Ergo Sum, mensile che ha fatto capolino dalle parti di via Balbi.
All'uscita del numero pilota (che in realtà è il secondo, ma i ragazzi si sono affezionati al carattere sperimentale, forse il terzo si chiamerà "magari...") Matteo ci è venuto a trovare insieme a
Marco Fiorello ed
Emanuele Rossi, co-fondatori del giornale.
Quando si intraprende un'avventura del genere, il primo problema sono, ovviamente,
i soldi. Dopo un primissimo esordio pagato di tasca propria, i ragazzi hanno vinto un bando di concorso dell'Ateneo, riuscendo a racimolare una somma. Non basta a coprire tutte le spese, ma intanto si parte.
L'obiettivo è quello di fare: «una rivista che gli studenti possono leggere nei momenti vuoti, per esempio quando sono in coda da qualche parte», dice Emanuele. Dentro ci trovate un po' di tutto. Le prima pagine sono dedicate a temi di grande attualità, non solo universitari: nel numero scorso era il
referendum sulla fecondazione assistita, nell'ultimo la
legge Moratti.
L'interno è diviso in sezioni: Filosofia, Informazione, Arte, Musica, Cinema, Curiosità, Erasmus.
Non schierati, ma nemmeno indifferenti. «Il problema è che l'università dorme: ognuno pensa alla propria carriera e basta - continua Emanuele - non c'è un momento di riflessione». Incalza Marco: «Qualche giorno fa gli studenti del collettivo hanno occupato dei locali in disuso, alla sera hanno organizzato un aperitivo musicale: la maggior parte dei ragazzi erano studenti erasmus». Come dire, e i genovesi?
Ergo Sum si propone come veicolo informativo per divertire sì, anche per tenere alta l'attenzione degli studenti. La redazione è già abbastanza folta, con una decina tra ragazzi e ragazze, ma collaborano anche alcuni dottorandi.
Cogito Ergo Sum (penso dunque sono), diceva Cartesio. I ragazzi dicono solo Ergo Sum (dunque sono): «quello che vogliono fare per essere spetta ai lettori scriverlo», dice Matteo.
Dove lo trovate? Per ora la distribuzione è fatta a mano. «Preferiamo consegnare le copie (che non sono infinite:
circa 500 per l'ultimo numero) a mano, spiegando rapidamente chi siamo, cosa facciamo, in modo che i ragazzi si interessino e possibilmente non lo caccino via due metri dopo», dice Marco.
Per la prossima uscita c'è già una novità. «Vogliamo dare voce alla
comunità gay (il cui punto di ritrovo è il circolo arcigay l'
Approdo n.d.r.), universitaria e non, genovese», dice Emanuele. Se la cosa troverà un minimo di riscontro, ci sarà una pagina fissa sull'argomento.