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Palazzo Ducale
Romantici e Macchiaili a Palazzo Ducale 7
 

Mazzini, chi l'avrebbe mai detto

 
Al Ducale si apre la mostra su "Romantici e Macchiaioli". Storia e politica tradotte in pittura, con un Cicerone d'eccezione. Proroga al 5/3
 
   

     
20 ottobre 2005
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di
Giulio
Nepi
   
Già, chi l'avrebbe detto. D'altronde la Sindrome di Pinocchio è inesorabile: al liceo il Risorgimento era un guazzabuglio di date e battaglie. Alzi la mano chi è in grado di ricordare le guerre d'indipendenza. E Mazzini? Una palla. Molto meglio l'altro Giuseppe, Garibaldi: bello, biondo, rosso.

E invece è proprio sotto gli auspici del filosofo genovese che si apre la bella mostra, davvero bella, Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea, a Palazzo Ducale dal 21 ottobre 2005 al 5 marzo 2006. E quindi, chi l'avrebbe detto.

Perché Mazzini, a differenza degli altri grandi della sua epoca - Garibaldi, Cavour, per non parlare di quei grebani dei Savoia - fu un uomo di profonda cultura, appassionato di arte, letteratura e musica (). Uno che credeva che oltre all'Italia bisognasse formare gli italiani, e che questa "formazione" non potesse che passare attraverso l'arte: ci scrive sopra persino un saggio, La pittura moderna in Italia.
Ed è proprio questo scritto alla base della mostra, che rievoca il pensiero mazziniano attraverso quegli artisti che lui stesso indicò come i prediletti: Hayez, Sabatelli - i romantici - ed i macchiaioli. Mazzini dunque aiuta a presentare la mostra, ma è anche vero il contrario: la mostra ci presenta un Mazzini sconosciuto, sensibile e arguto.

«I Macchiaioli è tanto tempo che li amiamo. I romantici sono stati a lungo considerati accademici, pompier», spiega Fernando Mazzocca, entusiasta ed emozionato curatore della mostra. «Ma Mazzini ci aiuta a superare questo antagonismo: fra i due movimenti c'è infatti una grande continuità». Una continuità legata all'immagine di arte contro: se per il pensatore genovese i macchiaioli furono eretici e figli del popolo, il romanticismo fu l'insurrezione che preparò la rivoluzione.

Ma soprattutto, diciamolo, siamo diventati grandicelli. Le avanguardie storiche sono, appunto, storiche ed è ormai giunto il momento di "sdoganare" anche quell'Ottocento un po' retorico rappresentato dai Romantici. In cambio ecco i colori cristallini di Hayez, i racconti di un medioevo dimenticato, il patriottismo internazionalista che mescola Grecia e Italia, crociate e Garibaldi.
Alcuni quadri sono davvero splendidi e la nostra generazione di post-moderni, post-ideologizzati, post-televisivi ha gli anticorpi per digerirli ed apprezzarli.

Romantici e Macchiaioli inizia con la morte dell'eroe (Byron) e termina con quella dell'anti-eroe (Mazzini). In mezzo, 12 sezioni che scavano nel nostro passato: il culto di Dante, la Repubblica Romana del 1849, le battaglie contro gli austriaci.
I nomi delle strade prendono forma: ecco Caffi, Ugo Bassi, i fratelli Cairoli. È una mostra di ritratti ed autoritratti, perché oltre al quadro qui conta anche l'uomo-artista e quello che pensava.
L'idea geniale - perché nelle mostre ci vogliono le idee - è quella di presentare i vari protagonisti con le parole di Mazzini stesso, grazie all'allestimento (ottimo) di Corrado Anselmi.

Fra i quadri, enormi, fanno di tanto in tanto capolino le sculture di Vincenzo Vela o Antonio Canova. Ci si incanta di fronte ai dipinti delle battaglie risorgimentali, tagliati dalla luce aspra di Telemaco Signorini o di Federico Faruffini; si scoprono artisti il cui nome era entrato nella testa in una qualche lezione primaverile per uscirne subito senza lasciare traccia: Hayez, D'Azeglio, Pelagio Pelagi, Lipparini. E soprattutto Gerolamo Induno, coup-de-foudre ufficiale dell'esposizione.
Ad un certo punto il giallo-patata delle pareti lascia spazio all'azzurrino: è la seconda parte, quella dedicata ai Macchiaioli. E qui l'emozione ha gioco facile, con i formati in cinemascope di Giovanni Fattori, i chiaroscuri di Vincenzo Cabianca ed i colori saturi di Silvestro Lega, che ci restituiscono un'Italia solare, rurale, sgarrupata e religiosa.

Capolavori celebri come La vedetta o Lo staffato, chiudono il percorso virando l'ottimismo dei precursori nel pessimismo di chi - come Abatantuono di ritorno nell'isola di Mediterraneo - lamenta "ci han fatto credere di cambiare tutto ma poi non ci hanno fatto cambiare niente". E Mazzini si addormenta per sempre, esiliato in patria sotto falso nome, nello struggente addio di Silvestro Lega.

Ma ora basta parole, spazio ai quadri. Come diceva proprio il pensatore genovese, «in pittura bisogna vedere».

[prorogata al 5 marzo]
 
 
 
 
 
Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea
Palazzo Ducale - Genova
010 5574004
Chiuso: Lunedì

Orari d'apertura: 21 ottobre - 12 febbraio 2006. 9.00-19.00 tutti i giorni tranne lunedì; Note: Ingresso 8 Eu, ridotto 6 Eu. Catalogo Skirà

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