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Cultura

Il professore e la soubrette

 
Lella Costa e Riccardo Fesce: uno spettacolo che č conferenza, una conferenza che č spettacolo. Fra neuroni e anima, si ride e si impara
 
   

     
07 novembre 2005
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di
Giulio
Nepi
   
lella costa
«Lui è il professore, io la soubrette. Il casino è che entrambi aspiravamo al ruolo della soubrette». Si è riso di gusto, domenica 6 novembre al teatro Duse, nello scoppiettante "duello" fra Lella Costa ed il neurofisiologo Riccardo Fesce. Una conferenza-spettacolo, o uno spettacolo-conferenza, in cui i due si litigavano garbatamente sul tema Neuroni e anima.

Sulla scena, due sedie di velluto rosso, un tavolino di metallo, un computer portatile ed uno schermo per proiettarvi le immagini. Riccardo Fesce mette subito le mani avanti: «sono un po' preoccupato perché pensavo di fare una conferenza e invece è uno spettacolo. C'è il vantaggio che se sparo stupidaggini posso dire che era per lo spettacolo». Lella Costa si dichiara subito per quello che è, una comica, non una scienziata: «ho fatto il classico. Non è un reato di suo». La comunità scientifica? Per lei è come la scuola di Harry Potter.
Sullo schermo appare il protagonista della serata, il neurone. Fesce ne spiega la forma, le varie specializzazioni, le sinapsi. Lella Costa mostra segni di insofferenza: «ma per te è più importante il neurone o l'anima?».

Da qui in poi i ruoli si segnano. Fesce a difendere l'approccio scientifico, Lella Costa a fuggire spaventata tutte le teorie che vogliono "ridurre" l'anima ad un insieme di impulsi elettrici: «io non voglio che il mio DNA sia mappato!». E, per convincere il neurofisiologo che gli esseri umani non sono una somma di cellule, ecco le citazioni poetiche: T. S. Eliot, Gozzano, Galleano, Fossati, il libro del Qoèlet, Mastretta, Gaber ed Emily Dickinson.

Fesce affronta le varie risposte neuronali agli stimoli esterni, i nostri comportamenti, che subito Lella categorizza fra maschili e femminili: "innato", «femminile»; "spontaneo", «femminile»; "automatico", «femminile». Fesce dissente: «è più maschile. Il comportamento automatico lo puoi controllare!». «Ma figurati», risponde lei, «se non siete neanche capaci di controllare il desiderio!».
Pian pianino anche Lella comincia a subire il fascino del neurone: «sono cellule nobili, disinteressate. Mi commuove il neurone. Non esaudisce i propri desideri ma lavora per un progetto comune. Se Rutelli fosse più neurone...». Ma nel campo neurologico ci sono anche modi di dire un po' strani: quando un neurone è stimolato si dice che si "eccita". Si spiega Fesce: «noi neurobiologi non facciamo che parlare di eccitazione». «E cosa fa un neurone quando si eccita?» «manda scariche. Elettriche». La risata del pubblico sottolinea la faccia incredula di Lella.

Lo spettacolo si srotola con naturalezza, e i piccoli incidenti non fanno altro che sottolineare il carattere informale di questa "conferenza-spettacolo": Lella che si dimentica un foglio in camerino, Fesce che salta le battute, i due che vanno per le lunghe e chiedono al pubblico se continuare. Non si ride soltanto: i contenuti scientifici si inseriscono fra le pieghe della chiacchierata. Lella chiede, Fesce risponde. Il pubblico scopre così cosa succede quando si sogna, o perché gli odori stimolano i ricordi. Oppure le varie differenze fra il cervello maschile e quello femminile, inesauribile fonte di spunti per le mordaci battute di Lella.

Alla fine però lei resta della sua idea: «i poeti le sanno dire meglio queste cose». Fesce cede: «l'uomo completo deve essere poeta. Ma deve anche cercare di fare lo scienziato: la scienza deve riscoprire la poesia». Lella incassa la "vittoria" e saluta il pubblico con un commosso ricordo dell'ultimo poeta genovese, Fabrizio de Andrè.

Leggi tutti gli articoli di mentelocale.it sul Festival della Scienza 2005
 
 
 
 
 
 
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