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Cultura

Jones: «tutta colpa del testosterone»

 
Il genetista inglese e l'etologo Enrico Alleva discutono di evoluzione e separazione tra i sessi. E scherzano sulla moda creazionista
 
   

     
5 novembre 2005
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di
Francesco
Tomasinelli
   
provetta
È toccato a Telmo Pievani, ricercatore di ruolo nel campo della filosofia della scienza all'Università di Milano-Bicocca, introdurre una conferenza di ampio respiro che ha toccato questioni molto diverse, dall'antropologia alla genetica, nella grande sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova.

«L'uomo viene dall'Africa - comincia Pievani - da un'unica popolazione che ha dato poi vita all'umanità tutta». Per chiarire meglio i retroscena di questa affermazione interviene il genetista Steve Jones, docente alla University College of London e brillante divulgatore. «È sorprendente vedere di quanto credito goda ancora il creazionismo in Occidente - comincia lo scienziato. Eppure la realtà delle cose sembra provare il contrario...» e mostra alcune immagini del presidente americano Bush affiancato ad uno scimpanzé in una serie di comiche espressioni.

«Le teorie di Darwin sono più valide che mai - continua Jones - ma un tema che merita ancora un'indagine profonda è quello delle differenze a livello evolutivo tra i due sessi». I maschi, infatti, in molte specie animali, presentano una mortalità molto superiore a quella della femmina a partire dal raggiungimento della maturità sessuale: sono generalmente più aggressivi e imprudenti e più esposti ai pericoli, come confermato da un sorprendente grafico che paragona la mortalità umana femminile a quella maschile, molto più elevata. «Tutta colpa del testosterone - continua Jones - l'ormone maschile che funziona come un veleno e ci fa fare cose assurde, aumentando l'aggressività e abbassando anche le difese dell'organismo».

La differenza tra i sessi tuttavia non è così marcata come si crede. Nei maschi esiste un cromosoma Y che determina il sesso a livello genetico, ma si contano molti organismi ermafroditi, come pure molti altri in grado di cambiare sesso durante il corso della loro esistenza. «Alla fine - spiega Jones - la grande differenza tra maschi e femmine sta nella strategia riproduttiva: i maschi producono tantissime cellule sessuali di piccole dimensioni (gli spermatozoi), le femmine ne producono poche di grande taglia».

Anche Enrico Alleva, dirigente di ricerca in biologia del comportamento e direttore del Reparto di Neuroscienze comportamentali presso l'Istituto Superiore di Sanità, ritorna sui temi dell'evoluzione, soffermandosi su un quesito classico dell'ereditarietà: «Esiste un archetipo, una sorta di esperienza collettiva, frutto della sedimentazione di esperienze nel corso dei millenni, in grado di modificare il comportamento umano?».
L'etologo, reduce da una lunga serie di studi condotti in Italia su questi temi, afferma che questa memoria esiste, anche in organismi più semplici di noi. «Le scimmie uistitì, per esempio, hanno una paura innata dei serpenti, un comportamento che si osserva anche in primati mantenuti da generazioni in laboratorio che non hanno mai visto alcun rettile. Un comportamento simile si osserva nei topi, sempre atterriti dal richiamo notturno di un gufo». Anche nell'uomo esistono comportamenti innati, che spesso stanno alla base dell'attrazione sessuale. Nel nostro caso tuttavia, queste pulsioni vengono moderate da un forte ricorso alla razionalità.



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