«Non ho mai avuto modo di parlare in un posto così bello» ha esordito
Richard Fortey, paleontologo e noto divulgatore del Museo di Storia Naturale di Londra, appena entrato nell'affollata sala del
Maggior Consiglio di Palazzo Ducale per l'intervento della serata di mercoledì 2 ottobre.
«Il mio intento è
guidarvi in un viaggio attraverso i luoghi sacri della geologia, che meglio ci aiutano a raccogliere indizi sulla storia della terra e a comporre il mosaico che ne illustra la vita». Un'impresa non facile, se si considera che il pianeta ha più di 4 miliardi di anni, una lunga storia scritta nelle rocce e decifrabile solo ricorrendo a più discipline, che vanno dalla paleo-biologia alla radioattività.
Sorprendentemente il primo luogo citato dal paleontologo è il
Golfo di Napoli: «una sintesi perfetta di alcuni fenomeni geologici, come le eruzioni vulcaniche, che impressionarono molti studiosi del passato». Tra questi anche Plinio il giovane, che descrisse questi fenomeni in modo estremamente chiaro e moderno.
«Noi scienziati siamo tutti debitori verso chi ci ha preceduto - continua lo studioso. I geologi, per esempio, devono molto a Charles Lyell che, con il suo
Principles of geology, aprì la strada a molte delle teorie attuali».
Dall'Italia si passa poi alle Hawaii, per accennare alla costruzione della crosta terrestre: «queste isole sperdute sono il banco di prova per la teoria della tettonica a placche, che vede la crosta terrestre suddivisa in blocchi a stretto contatto tra loro che "galleggiano" sul livello fluido sottostante».
La natura vulcanica delle isole ne fa un laboratorio geologico straordinario e anche un paradiso per molte specie animali, la cui sopravvivenza è adesso minacciata dalle attività umane.
Nelle Alpi Orientali, nel cuore della Svizzera, si celebrano invece le forze che hanno stravolto la superficie della terra. Anche questa è una tappa obbligata per un geologo: «qui si osservano improbabili stratificazioni, con sezioni più vecchie al di sopra di quelle più giovani, un fenomeno curioso, che si spiega con radicali fenomeni di corrugamento della crosta terrestre.
L'osservazione di processi come quelli descritti in questo viaggio - conclude il ricercatore - ha contribuito a spiegare meglio fenomeni imponenti, come la deriva dei continenti, ovvero lo spostamento delle placche della superficie terrestre.
L'assetto della terra, infatti,
è sempre cambiato nell'ultimo miliardo di anni. I continenti si sono avvicinati e separati più volte assumendo forme molto diverse da quelle attuali».
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