«Arte e scienza in Italia, da Leonardo da Vinci in poi, sono sempre state legate a doppio filo», parola di
Peter Greenaway che oggi,
mercoledì 2 novembre, ha presentato lo spettacolo multimediale - in prima mondiale - "
I Figli dell'Uranio - The Children of Uranium", che avrà luogo nel Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova a partire dal 4 novembre.
Presenti anche la regista
Saskia Boddeke e il musicista
Andrea Liberovici, che hanno contribuito all'ideazione e all'allestimento dello spettacolo, punta di diamante del Festival della scienza 2005: «un'edizione ricca e consapevole che si arricchisce di un evento straordinario», ha affermato
Vittorio Bo, direttore del Festival, che insieme all'Assessore alla Cultura
Luca Borzani ha introdotto gli ospiti. «
Villa Croce è la vera protagonista. L'elegante sede dell'arte contemporanea genovese ha dato carta bianca agli artisti, che l'hanno rivoluzionata», ha aggiunto Borzani con soddisfazione.
L'allestimento, che
sarà aperto al pubblico fino al 7 novembre, denuncia le conseguenze di una manipolazione irresponsabile della scoperte scientifiche attraverso
un'installazione che ruota intorno ai 92 elementi della tavola periodica. Peter Greenaway ha redatto il libretto dello spettacolo e Andrea Liberovici ne ha curato le musiche. La regia è di Saskia Boddeke: «chi sono i Figli dell'Uranio? Si tratta di otto personaggi attraverso i quali si ricostruisce la storia:
Newton, Smith, Curie, Einstein, Oppenheimer, Krushev, Gorbaciov e Bush». Ad ognuno di loro è dedicata una stanza, che durante lo spettacolo sarà animata da artisti, ballerini, performer e cantanti.
«I bambini nati dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki sono le vere vittime dell'Uranio», ha incalzato Boddeke. Per Liberovici «è stato un grande onore lavorare con Greenaway e Boddeke». I due registi, in passato, sono stati favorevolmente colpiti dal concerto di Liberovici sulle voci dei dittatori del Novecento e per questo hanno accettato di collaborare con lui.
Lo spettacolo stimola
la riflessione sul rapporto tra le sette arti: è un evento non solo multimediale, ma anche
multidisciplinare: «è stato necessario abbattere le barriere tra le diverse discipline per ottenere un prodotto così complesso», ha spiegato Peter Greenaway. Dalla musica al teatro, dalla recitazione all'istallazione, fino all'utilizzo di immagini video.
E fra l'arte e la tecnologia, non poteva mancare
uno sguardo alla religiosità: «in Italia il dialogo tra la scienza e la religione non è stato mai facile», ha spiegato il regista gallese, «ma la scienza ne è sempre uscita vincitrice. Non come nel cinema, che si diverte a demonizzare la figura della scienziato». E da Frankenstein a E.T. gli esempi non mancano.
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Nella foto, da sinistra, Andrea Liberovici, Saskia Boddeke e Peter Greenaway alla conferenza stampa di Villa Croce